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    Screening tumori: quali sono e a cosa servono

    Screening tumori: quali sono e a cosa servono

    programmi di screening in Italia attualmente prevedono che tutte le donne tra i 50 e i 69 anni ricevano ogni due anni una lettera d’invito dalla Asl a eseguire la mammografia. In diverse Regioni viene offerta la mammografia anche alle fasce d’età 45-49 anni (ogni anno) e 70-74 anni (ogni due anni). Inoltre, tutti i cittadini fra i 50 e i 70 avrebbero diritto, sempre ogni due anni, a fare il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Infine, dovrebbe venire offerto ogni tre anni a tutte le donne tra i 25 e i 64 anni il Pap test, che negli ultimi anni viene progressivamente sostituito dall’esame che va alla ricerca del Papillomavirus (Hpv), più efficace e da ripetere ogni cinque anni.

    Lo screening protegge dai tumori più frequenti

    Secondo le stime dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), la neoplasia più frequente nel 2016 resterà quella del colon-retto (52 mila nuovi casi attesi), seguita da seno (50 mila), polmone (41 mila), prostata (35 mila) e vescica (26.600). Il tumore dell’utero è fra i più diffusi nel sesso femminile.
    Gli screening offrono protezione contro alcuni dei tipi di cancro più frequenti, mentre per altre patologie si stanno ancora cercando strategie efficaci per la diagnosi precoce. Per il carcinoma alla prostata, ad esempio, si è studiato a lungo il test del Psa, che oggi non viene consigliato a tappeto a tutti gli uomini perché rischia di portare a un eccesso di diagnosi e di conseguenti trattamenti. Numerose sperimentazioni sono state fatte anche sull’uso della TC spirale come strumento di diagnosi precoce per chi è a rischio di tumore ai polmoni, che è però indispensabile abbinare a esami complementari.

    C’è chi dice no

    L’invito agli screening oncologici può salvare la vita, ma c’è ancora chi, soprattutto al Sud, lo rifiuta. I motivi principali  sono il timore di scoprire d’essere malati, la pigrizia e la mancanza di tempo. Con i controlli e la diagnosi precoce però potrebbero essere evitati un terzo dei casi di tumore. Stando ai conti fatti dall’Ons, fare regolarmente la mammografia riduce il rischio di morire per tumore della mammella del 40%. Eseguire il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (Sof) diminuisce del 20% il pericolo di ammalarsi di carcinoma colorettale e del 40% quello di morirne. Ed effettuare il Pap test fa calare del 60-70% la probabilità di un cancro della cervice, e con il test per la ricerca dell’Hpv questa protezione cresce ulteriormente. A fotografare la prevenzione anticancro in Italia è il “Rapporto 2016 dell’Osservatorio Nazionale Screening (Ons)” che quest’anno porta però, complessivamente, buone notizie.

    screening-oncologici-italiaI dati sono positivi

    Nel 2015 sono stati spediti quasi 13 milioni di inviti allo screening (un milione in più del 2014) ed eseguiti poco meno di 6 milioni di test (oltre 300mila in più rispetto al 2014). «I dati mettono in evidenza dei progressi quanto al numero di persone raggiunte — dice Marco Zappa, direttore dell’Ons, con sede presso l’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo) di Firenze —. Nel 2015 più dell’80% della popolazione italiana avente diritto è stata regolarmente invitata a eseguire la mammografia per la diagnosi precoce del cancro al seno. La percentuale è di poco inferiore per gli screening per il tumore alla cervice uterina e al colon-retto. E se i numeri positivi — continua Zappa — non si distribuiscono in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, molti dei miglioramenti del 2015 sono merito di alcune regioni del Centro-Sud, in particolare Lazio, Abruzzo, Sicilia e Sardegna».

    L’importanza della diagnosi precoce

    Sebbene i tumori siano fra le malattie che incutono più paura, solo il 55% delle italiane invitate a fare la mammografia l’anno scorso ha accettato l’invito e l’adesione ai controlli per carcinoma cervicale e colorettale si aggira intorno al 40%. I casi di cancro sono in aumento in tutto il mondo e anche in Italia, ma anche le guarigioni sono in crescita. «La diagnosi precoce è strettamente collegata a migliori probabilità di sopravvivenza — sottolinea Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italia di Oncologia Medica (Aiom) e direttore dell’Oncologia dell’Irccs Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia —, ma ancora troppe persone non sfruttano la possibilità che viene loro offerta dal Servizio sanitario nazionale. Per questo migliorare l’adesione ai programmi di screening e prevenzione dev’essere una priorità e su questo fronte Aiom si impegna a sensibilizzare i cittadini con diverse iniziative».

     

    Fonte: corriere.it

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