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    Ipocondria: la malattia che non c’è?

    Ipocondria: la malattia che non c’è?

    Quando una persona è molto ansiosa rispetto al proprio stato di salute, prima o poi qualcuno gli dirà che soffre di ipocondria. Il problema viene identificato in due manifestazioni molto simili tra loro: il disturbo da sintomi somatici (il livello di ansia per la salute è alto ed è associato a sintomi somatici) e il disturbo da ansia di malattia (in questo caso è presente solo l’ansia per la salute).

    L’ipocondria viaggia anche in rete

    C’è anche una nuova frontiera online dell’ansia per la salute, riconosciuta come «cybercondria» o «ipocondria digitale». Termini diversi che indicano tutti la possibile relazione tra la ricerca di informazioni mediche su Internet e lo sviluppo di crescenti preoccupazioni per la propria salute.

    Quanti sono gli ipocondriaci

    Il disturbo da sintomi somatici colpisce tra il 4 e il 6% della popolazione generale. Colpisce circa il 17% delle persone che si rivolgono al medico di medicina generale. È più frequente tra chi soffre di fibromialgia, sindrome da fatica cronica o sindrome dell’intestino irritabile.

    I campanelli d’allarme dell’ipocondria

    Monitoraggio continuo: l’attenzione continua verso le sensazioni del corpo spinge l’ipocondriaco a monitorarsi più volte nella giornata, fino a rendere difficile occuparsi della vita quotidiana.

    Verifiche bibliografiche: l’ipocondriaco prima o poi cercherà in rete (e non) informazioni inerenti al suo disturbo. Ma l’autodiagnosi non è facile e quindi facilmente si riconoscerà in patologie che non lo riguardano.

    Ricerca di confronti: chi è concentrato sulle sue possibili malattie tende a portare il discorso verso la ricerca di pareri, esperienze simili e rassicurazioni.

    Controlli ed esami: l’ipocondriaco va spesso dal proprio medico, ma di rado trova una rassicurazione duratura. Consulta diversi specialisti, si sottopone a esami non necessari, ha sempre dubbi sull’innocuità dei sintomi.

    Le caratteristiche dell’ipocondria

    Come tutte le forme d’ansia, anche l’ipocondria implica cambiamenti comportamentali, fisiologici e nelle convinzioni e nei pensieri della persona; e anch’essa può variare da un grado moderato a uno grave e acuto. Sebbene tenda a essere una condizione che si protrae nel tempo, spesso l’ipocondria si manifesta con momenti in cui l’ansia per la salute è maggiore e altri in cui quasi ci si dimentica delle proprie preoccupazioni. Non tutti gli ipocondriaci si comportano allo stesso modo. Ce ne sono alcuni che continuano a cercare rassicurazione dai medici, a sottoporsi a esami di laboratorio, a farsi ricoverare, senza peraltro trarne un beneficio definitivo; altri che hanno invece un comportamento opposto: proprio perché temono le malattie e le pratiche mediche, cercano di rifuggirle, evitando di sottoporsi a qualsiasi controllo.

    L’origine dei pensieri ipocondriaci

    Sembra che un ruolo importante nella genesi dei timori ipocondriaci sia da attribuire a elementi provenienti dall’influenza familiare e da un’educazione iperprotettiva. Anche alcune categorie professionali possono essere più esposte a un aumentato rischio di pensieri ipocondriaci, ad esempio gli studenti di discipline mediche e infermieristiche, che proiettano sul proprio corpo quanto stanno imparando. Nella maggior parte dei casi, però, il fenomeno tende a esaurirsi e non si sviluppa in una vera e propria ansia da malattia.

    Il trattamento dell’ipocondria

    Chi soffre di ipocondria può ricorrere a diversi trattamenti psicoterapici o farmacologici. Il medico di medicina generale spesso è il primo interlocutore e può svolgere un ruolo di rassicurazione temporaneamente efficace. Tuttavia a lungo termine questa forma di sostegno tende a perdere valore e si può trarre maggiore beneficio dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale e da alcuni trattamenti farmacologici, da assumere esclusivamente dietro prescrizione medica.

    Come trattare chi soffre di ipocondria

    Avere a che fare con una persona ipocondriaca possono essere utili alcuni consigli:

    Evitare i rimproveri, che possono essere umilianti: il disturbo non è una fantasia, chi ne soffre va rispettato.

    Incoraggiare a un percorso terapeutico mirato: va aiutata a seguire un percorso razionale che esplori la possibile esistenza di qualche patologia organica.

    Scoraggiare i test «fai da te» per calmare l’ansia: quando i sintomi sono sfumati e transitori è bene iniziare l’esplorazione diagnostica con test ed esami semplici, rinviando quelli più complessi. Evitare il «fai da te».

    Accogliere le preoccupazioni senza sminuirle: è fondamentale avere a disposizione un medico in grado di accogliere le preoccupazioni senza sminuirle, ma che sia deciso nel mantenere il controllo del processo di cura.

    Scongiurare il ripiegamento su se stessi: una volta escluse patologie significative è importante aiutare la persona a condurre una vita normale.

    Fonte: corriere.it

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