Le fratture del collo del femore

Le fratture del collo del femore sono una problematica molto comune nella popolazione anziana e sono causate dal deterioramento progressivo dell’articolazione dell’anca.

Premessa

Un aforisma cinese ci ricorda come “il vero miracolo non sia volare in aria o camminare sulle acque, ma camminare sulla terra”.

Certamente la deambulazione è un’attività della quale capiamo l’importanza solo quando incomincia a darci qualche problema.

Artrosi, artriti, cedimenti articolari ecc. accompagnano, infatti, il nostro invecchiamento, provocando dolori e favorendo le fratture.

L’instabilità di un’articolazione (cedimento articolare) rappresenta da un lato il principale segno di un’alterazione dei meccanismi di difesa nei confronti dell’articolazione attivati dai legamenti, dalla capsula e da altri elementi e dall’altro uno dei principali fattori di rischio per complicanze.

Tra le principali articolazioni vi è quella dell’anca, sicuramente una delle più esposte a fratture, complice anche l’osteoporosi, processo degenerativo che porta l’osso ad indebolirsi con perdita di calcio e proteine, per ridotta produzione ed eccessiva distruzione di tessuto.

Cosa sono le fratture del collo del femore

In genere siamo soliti parlare di frattura dell’anca, che è l’articolazione definita dal bacino (cavità acetabolare) e dal femore (testa e collo femorale), ma in questo caso l’osso coinvolto nella frattura è il femore.

Le fratture del collo del femore sono un’evenienza di frequente osservazione nella traumatologia, colpisono soprattutto gli anziani ed il più delle volte vanno a complicare un quadro in cui sono già presenti malattie croniche.

Fattori di rischio

Secondo le statistiche europee si verifica una frattura ogni 20-30 secondi e la causa di tale frattura è da riferirsi prevalentemente all’osteoporosi, che colpisce 1\3 delle donne fra i 60 e i 70 anni e i 2\3 fra quelle con più di 80 anni, facendo delle fratture una patologia prevalentemente femminile post-menopausale.

Il numero di cadute per anno aumenta perchè avanza lo stato di invecchiamento della popolazione, facilitato dalla ridotta stabilità o disequilibrio, dalla diminuzione della forza muscolare, da patologie concomitanti come l’ictus e i disturbi extrapiramidali; ma anche l’ipotensione ortostatica, l’assunzione di psicofarmaci e altre cause aumentano l’incidenza delle cadute.

Le fratture di femore, anche se negli ultimi anni sono una minor causa di mortalità, a tuttora rappresentano un serio problema socio-assistenziale in quanto solo un numero limitato di anziani ritorna allo stato di abilità ed autonomia preesistente la frattura.

Cause

La causa della frattura è essenzialmente traumatica: nel paziente anziano il trauma, anche di modesta entità, è in grado di fratturare il collo del femore.

A causa dell’osteoporosi vengono infatti ad essere distrutti quei sistemi di trabecole ossee che sono ritenuti portanti e quindi essenziali nel sopportare i carichi e smaltire le forze derivanti dai traumi e che preservano così l’osso da una frattura.

Classificazione e manifestazione delle fratture del collo del femore

Le fratture del collo del femore si classificano secondo un criterio topografico in mediali (intracapsulari) e laterali (extracapsulari).

Le fratture mediali si distinguono in:

  1. Sottocapitate: la frattura interrompe l’osso immediatamente al di sotto della testa.
  2. Mediocervicali
  3. Basicervicali: le fratture decorrono alla base del collo.

Le fratture laterali si dividono in:

  1. Pertrocanteriche: la frattura attraversa il massiccio trocanterico, prominenza ossea palpabile sulla superficie laterale dell’anca
  2. Persottotrocanteriche: la frattura dopo aver attraversato il massiccio trocanterico si dirige verso la diafisi (o porzione centrale dell’osso)
  3. Sottotrocanteriche: la frattura è situata al di sotto del massiccio trocanterico.

La fratture si possono, inoltre, distinguere anche in: ingranate (senza distacco dei due frammenti), senza spostamento o scomposte.

Il paziente affetto da frattura del collo del femore si presenta classicamente con l’arto addotto (verso l’esterno), accorciato ed atteggiato in extrarotazione.

Ciò accade quando la frattura è scomposta ed il moncone di frattura distale perde i contatti diretti con il bacino e rimane governato dalle masse muscolari che sono in contrattura antalgica.

L’anca è dolente e l’impotenza funzionale è tale da impedire al paziente di sollevare l’arto dal piano di appoggio.

Quando invece la frattura è ingranata il paziente può accusare un dolore di non grave entità all’inguine e può anche riuscire a camminare.

Diagnosi delle fratture del femore

La diagnosi è facile per le fratture scomposte e si avvale dell’osservazione dei segni clinici e dell’esecuzione di radiografie.

Nelle fratture ingranate invece bisogna considerare la presenza del dolore in sede inguinale, l’esistenza di un trauma e bisogna esaminare con attenzione le radiografie.

Trattamento delle fratture del collo del femore

La terapia di queste fratture è di tipo chirurgico.

In tutte le fratture mediali scomposte, dopo i 60 anni, è consigliabile l’intervento sostitutivo: l’applicazione cioè di una protesi che consente di porre in piedi il paziente e di farlo camminare dopo pochi giorni.

Si preferisce l’endoprotesi (sostituzione della sola estremità femorale) nei pazienti che abbiano superato i 70 anni: si applica una artroprotesi totale, che dà maggiori garanzie di durata, a quelli del decennio precedente.

Nelle fratture ingranate dell’anziano, nelle ingranate e nelle scomposte del giovane, si preferisce ricorrere all’osteosintesi. Con questo tipo di trattamento non è possibile concedere il carico precocemente.

In tutte le fratture laterali si ricorre alla osteosintesi, la più stabile possibile, tale da concedere un carico precoce.

Nella frattura pertrocanterica l’intervento chirurgico con osteosintesi con chiodo-gamma rappresenta la procedura più idonea per dare stabilità all’anca e permettere un carico precoce.

Fattori predittivi del cedimento dell’anca in vecchiaia

La maggiore mortalità nei pazienti con fratture trocanteriche rispetto a quelli con fratture del collo femore viene attribuita all’età più avanzata e alle peggiori condizioni di salute che si riscontrano più frequentemente nei primi.

La mortalità dei pazienti con frattura trocanterica è 3-4 volte superiore a quella dei pazienti con frattura del collo femore.

A distanza di 1 anno dall’intervento risultano indipendenti circa il 90% dei pazienti che prima dell’intervento non avevano alcun indicatore di rischio; mentre in presenza di uno, due o tre indicatori le percentuali di soggetti indipendenti si riduce progressivamente.

Prevenzione delle fratture femorali

Come intuibile una prevenzione delle fratture femorali passa innanzitutto da una buona tenuta delle articolazioni e della deambulazione, oltre che da un controllo delle patologie croniche.

Negli anziani risulterà fondamentale ridurre i rischi di caduta:

  • abolendo i tappeti
  • eliminando gli oggetti posti a terra (fili pc, telefono ecc.)
  • mantenendo i pavimenti asciutti ed integri
  • avendo una buona illuminazione nelle stanze
  • utilizzando scarpe chiuse e comode
  • distribuendo i farmaci nell’arco della giornata, evitando alte dosi di psicofarmaci e di assumere diuretici in orario serale ecc.

Gli esami radiologici da Emicenter a Napoli

Da Emicenter a Napoli e a Casavatore è possibile eseguire tutte le radiografie per la diagnosi di fratture.

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AVVISO AI PAZIENTI
Le informazioni contenute in questa pagina sono solo a scopo informativo e non possono assolutamente sostituire il parere del medico.

Bibliografia

Denisiuk M, Afsari A. Femoral Shaft Fractures. [Updated 2022 Feb 4]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2022 Jan-. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK556057/

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