lpoglicemia

Definiamo ipoglicemia i valori di glucosio nel sangue inferiori a 70 mg/dl. 

La glicemia non è mai stabile, influenzata da alimentazione, stress, farmaci ecc., oltre che da una particolare organizzazione interna.

Produciamo, infatti, ormoni in grado di ridurre la glicemia, come l’insulina, nonché ormoni della controregolazione, che invece la fanno aumentare: glucagone ed adrenalina che svolgono un’azione rapida, nonché cortisolo e l’ormone della crescita, dalla risposta più lenta.

Il tutto parte dal cervello (organo sensibile all’ipoglicemia), dove particolari sensori cerebrali attivano risposte ormonali per ripristinare la normoglicemia e prevenire gli effetti dell’ipoglicemia.

A circa 80 mg/dl si riduce la produzione di insulina, a circa 70 viene attivata la controregolazione, a circa 50-60 compaiono sintomi riconducibili al sistema nervoso periferico, al di sotto di 50 sono presenti sintomi cognitivi mentre al di sotto di 30 (in casi rari) compaiono coma e convulsione.

“Lo zucchero fa bene al cervello” diceva una vecchia pubblicità, ma in realtà bisogna sperare che non ve ne sia poco per non andare incontro a pericolosi sintomi.

Sintomi e forme di ipoglicemia

Sono tre i livelli di severità dell’ipoglicemia, basati sulla sintomatologia:

  • Grado lieve, con pochi sintomi: tremori, palpitazioni, fame intensa, ansia e sudorazione, generati dal sistema nervoso periferico autonomo. In questo caso, il paziente può autogestire il problema;
  • Grado moderato, con sintomi cerebrali come sonnolenza, irritabilità, cefalea, astenia, offuscamento della vista e confusione, anche in questo caso il paziente può ancora autogestire il problema;
  • Grado grave: il paziente presenta alterazione dello stato di coscienza e non può più autogestire il problema ma necessita dell’intervento altrui. In tal caso l’ipoglicemia agisce a livello cerebrale (ischemie) e poi a livello cardiaco (insufficienza cardiaca);

Si riconoscono inoltre l’ipoglicemia asintomatica e l’ipoglicemia sintomatica, l’ipoglicemia ricorrente e quella post-prandiale.

Cause

L’ipoglicemia è prevalentemente causata da un eccesso di farmaci ipoglicemizzanti per la cura del diabete.

Le persone più a rischio sono quelle che assumono insulina, che possono incorrere in circa otto episodi all’anno di ipoglicemia moderata e in circa uno grave. In questo caso le cause possono essere:

  • Minor apporto alimentare rispetto alle abitudini e alla terapia in corso.
  • Saltare i pasti.
  • Errori nell’assunzione della terapia in termini di dosaggio o di distanza rispetto ai pasti.
  • Attività fisica intensa non programmata o programmata senza un adeguato apporto alimentare.
  • Assunzione di bevande alcoliche a digiuno.

Farmaci maggiormente coinvolti sono le sulfaniluree (ipoglicemizzanti orali) e l’insulina. Meno frequenti sono le ipoglicemie da metformina o dai nuovi farmaci ipoglicemizzati (incretine, meglitinidi e inibitori della dipeptidil peptidasi-4).

Ricordiamo anche alcuni farmaci correlabili ad ipoglicemia:

  • Fluorchinolonici, antibiotici già molto usati. Aumentando il livello di insulina, parrebbero in grado di abbassare la glicemia, alla pari della pentamidina;
  • Fibrati, farmaci attivi nella distruzione dei grassi;
  • Farmaci Beta-bloccanti o ACE-Inibitori, anche se non vi sono dati sicuri sull’associazione tra consumo di ed ipoglicemia, nonostante varie segnalazioni cliniche;
  • Chinino, farmaco storico.

Esistono altre cause, alcune molto rare, di ipoglicemia. Possono avvenire nel corso di patologie del fegato, del pancreas, in seguito a interventi chirurgici sullo stomaco, per tumori secernenti insulina (rarissimi) o in assenza di malattie vere e proprie (cosiddette ipoglicemie reattive).

Fattori di rischio

Particolarmente esposti all’ipoglicemia sono i diabetici giovani (tipo I), quelli con severe forme di diabete nonchè i pazienti anziani, nei quali possono aumentare il rischio di caduta o di confusione.

Inoltre, il consumo di numerosi farmaci, una loro erronea somministrazione, la presenza di deficit della memoria, una ridotta alimentazione ed una minore capacità di percepire i sintomi dell’ipoglicemia ne rappresentano i fattori di rischio.

Diagnosi

La diagnosi di ipoglicemia viene definita tramite la triade di Whippel:

  • comparsa di sintomi correlati all’ipoglicemia
  • contemporaneo riscontro di valori bassi di glicemia
  • pronta risoluzione dopo assunzione di zuccheri.

La diagnosi delle cause dell’ipoglicemia invece richiede innanzitutto una corretta valutazione della terapia in corso e dell’alimentazione assunta e, successivamente, il ricorso a specifici esami di laboratorio e\o esami strumentali, in particolare dosaggi ormonali e metabolici, test di funzionalità epatica e renale, ecografia addominale, ecc.

La terapia in acuto dell’ipoglicemia risente molto dei sintomi presenti, potendo risultare sufficiente l’assunzione di zucchero (15 gr. in quanto tale o sotto forma di caramelle, succhi di frutta ecc.), mentre nei casi più severi può risultare necessaria la somministrazione intramuscolare o nasale di glucagone o di soluzioni endovenose glucosate.

Prevenzione

La prevenzione dell’ipoglicemia si basa sul controllo dell’alimentazione e delle terapie e sull’avere sempre a disposizione zucchero od altro per un rapido intervento.

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AVVISO AI PAZIENTI
Le informazioni contenute in questa pagina sono solo a scopo informativo e non possono assolutamente sostituire il parere del medico.

Bibliografia

Mathew P, Thoppil D. Hypoglycemia. [Updated 2022 Jan 4]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2022 Jan-. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK534841/

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