• 18 APR 17
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    Mal di schiena: yoga e tai chi sono meglio dei farmaci

    Mal di schiena: yoga e tai chi sono meglio dei farmaci

    È un fastidio fin troppo comune, con cui in molti convivono per una vita. Parliamo della lombalgia, il tipo più classico di mal di schiena, caratterizzato da dolori che coinvolgono la colonna vertebrale. Un disturbo che raggiunge il picco massimo di incidenza tra i 40 e i 50 anni di età, e di cui secondo il Ministero della Salute soffre almeno una volta circa l’80% della popolazione italiana. Ma se il problema è diffusissimo nel mondo, la terapia continua a destare qualche controversia. Basta guardare agli Stati Uniti, dove le più recenti linee guida dell’American College of Physicians hanno modificato radicalmente le precedenti indicazioni terapeutiche per questo disturbo: niente più farmaci e riposo (almeno in caso di dolori cronici), ma piuttosto yoga, tai chi, massaggi e attività fisica.

    Un cambio di mentalità

    In particolare, le nuove indicazioni pubblicate sulla rivista Annals of Internal Medicine puntano il dito contro due tipi di farmaci che fino a poco tempo fa rappresentavano un trattamento di prima linea per i pazienti americani: paracetamolo e oppiacei. “La medicina negli Stati Uniti ha un atteggiamento molto diverso dalla nostra – spiega Marco Crostelli, presidente della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale e membro della faculty della Società italiana di ortopedia e traumatologia -. C’è la tendenza a medicalizzare eccessivamente e ricorrere con troppa facilità ai farmaci, per rimettere in piedi al più presto i pazienti e non diminuire la produttività. Gli oppiacei sono un esempio perfetto: in Italia, e in Europa, non sono mai stati considerati una terapia di prima linea per il mal di schiena, ma come rimedio a cui ricorrere solamente per pazienti che non rispondono alle altre terapie disponibili”. Ma quali sono quindi le terapie consigliate?

    Terapie non farmacologiche

    mal-di-schiena-tai-chiLa parola d’ordine ora è limitare il consumo di farmaci. Per chi soffre di lombalgia acuta o subacuta (un dolore che dura da meno di 4 o 12 settimane) sono consigliate terapie con il calore, massaggi, agopuntura e manipolazione spinale. Per la lombalgia cronica si può ricorrere anche all’esercizio fisico, tai chi, yoga, tecniche di riduzione dello stress, leggere terapie laser e terapia cognitivo-comportamentale. Solo in caso di bisogno si deve ricorrere ai medicinali: in questo caso la terapia d’elezione è con i fans (farmaci anti infiammatori non steroidei, come l’ibuprofene). Solo per dolori debilitanti, e in caso di mancata risposta ai fans, si può pensare all’impiego degli oppiacei. Un cambiamento radicale per gli Stati Uniti, che combattono contro un epidemico abuso di farmaci. Un problema – sottolineano gli esperti – che spesso inizia proprio col ricorso a qualche antidolorifico apparentemente innocuo.

    Cosa succede in Italia

    Le attuali linee guida italiane sono molto simili a quelle Usa: relegano gli oppiacei ai casi più gravi, e consigliano il ricorso ai fans in caso di necessità. Per le lombalgie croniche si consiglia l’attività fisica, che aiuta a ridurre l’infiammazione e tonifica i muscoli che ammortizzano la colonna vertebrale.“È importante capire a quale disturbo ci troviamo di fronte, perché il dolore è solo un sintomo –  sottolinea Crostelli -. Spesso la lombalgia è legata a una semplice contrattura, ma in alcuni casi può essere causata da problemi molto più infausti, come un’ernia del disco o addirittura un tumore”. Di fronte a un dolore persistente è il caso di rivolgersi al proprio medico, che sa individuare gli indizi di un problema più grave e indirizzarci da uno specialista.

    A ogni mal di schiena il suo rimedio

    “In generale – conclude Crostelli – bisogna distinguere i disturbi con un’evoluzione favorevole da quelli con evoluzione sfavorevole. Nel primo caso il problema è destinato a risolversi da solo con il tempo, e quindi ogni terapia, dallo yoga, al tai chi, all’ogopuntura, va benissimo se aiuta a diminuire il dolore. Nel caso di patologie con evoluzione non favorevole è invece inevitabile un intervento chirugico per risolvere la causa del problema”.

    Fonte: repubblica.it/salute

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