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    La sindrome del divano killer

    La sindrome del divano killer

    Cardiologia, dal congresso europeo le nuove linee per difendere il cuore

    Viviamo più a lungo e oltre sedicimila italiani hanno superato i 100 anni di vita, numero più che raddoppiato negli ultimi 10 anni (erano solo 6.100 nel 2002). A loro si aggiunge un gruppo sempre crescente di super centenari.
    Il merito è anche della dieta mediterranea, ma ci sono alcune cattive abitudini che mettono a rischio il nostro cuore: la sedentarietà, che rappresenta la quarta causa di mortalità e disabilità in Occidente, e il fumo che è la causa principale di infarto e di malattie coronariche in uomini e donne e si associa al 30% delle morti causate da malattie coronariche.
    A fare il punto sulle buone e le cattive abitudini per la salute del cuore sono stati i 35mila esperti provenienti da 140 paesi riuniti a Roma per il Congresso della Società europea di Cardiologia. Tra le varie ricerche, presentate anche le nuove Linee guida sui valori del colesterolo.

    Il divano fa male. La pigrizia fa male anche al cuore.
    Sono 5 milioni le persone che ogni anno vengono uccise dalla sindrome del “divano killer”.

     

    I nuovi limiti del colesterolo
    Il valore di colesterolo “cattivo” (Ldl) non dovrebbe superare quota 100 anche nei soggetti non a rischio. Lo raccomandano le nuove linee guida presentate al congresso.

    “Le nuove linee guida sanciscono che avere un target di colesterolo entro 70-100 è fondamentale,  – spiega il presidente della Società italiana di Cardiologia, Francesco Romeo – . Questo vale per tutti, anche per quei soggetti che hanno valori di norma molto alti per ipercolesterolemia familiare”.

    Fino ad ora le indicazioni variavano a seconda del rischio personale legato alla familiarità, alle malattie cardiache e allo stato di salute. Il colesterolo cosiddetto cattivo non doveva comunque mai superare i 190.

    Nonostante il consumo di tabacco sia la prima causa di morte eliminabile, attualmente nel mondo ci sono oltre un miliardo di fumatori.

    Cuore e nicotina
    Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza. Dopo 20 anni diventa simile, ma sempre un po’ superiore a quello di chi non ha mai fumato. Continuare a fumare dopo un evento vascolare acuto aumenta notevolmente le possibilità di recidiva. Eppure i fumatori colpiti da un evento cardiovascolare acuto ricominciano a fumare nel giro di qualche mese.

     

    La dieta salva-cuore
    Il cuore si tutela anche a tavola, ovviamente. Le verdure influiscono positivamente per il 26%, il pesce fornisce un beneficio del 23%, frutta e noci contribuiscono per il 13,4% e un elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi e saturi per il 12,9%. Sono alcuni dei dati emersi dal mega-trial ‘Moli-sani’ condotto dai ricercatori dell’Ircss Neuromed di Pozzilli che per la prima volta hanno indagato il ruolo della dieta mediterranea nei pazienti con patologie cardiovascolari conclamate. Purtroppo, gli anziani spesso si nutrono poco e male: secondo alcune stime della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo, sarebbero circa il 50% gli anziani over 65 che non si alimentano correttamente e la malnutrizione può essere pericolosa quanto l’obesità: complicazioni e infezioni aumentano di tre volte. Si registra spesso uno scarso apporto di proteine per problemi di masticazione ed economici, gli stessi che fanno limitare l’apporto di frutta e verdura.

    Il ruolo della vitamina D
    Bassi livelli circolanti di vitamina D possono essere associati a un rischio aumentato di malattie cardiovascolari, fatali e non. Eppure si sa ancora poco circa il collegamento tra i livelli di quello che è considerato un vero e proprio ormone e l’insufficienza cardiaca, cioè la condizione in cui il cuore non è in grado di pompare quantità di sangue sufficienti per far fronte alle necessità dell’organismo. I ricercatori del Dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell’Ircss Neuromed di Pozzilli hanno cercato di indagare questa associazione in 18.797 soggetti adulti sani di età superiore a 35 anni nell’ambito dello studio epidemiologico Moli-Sani. Dallo studio è emerso che gli individui con un livello di vitamina D inferiore a 10ng/mL mostravano un aumento del rischio di scompenso cardiaco di 1,59 volte rispetto a quelli con livelli normali.

     

     

    Fonte: Repubblica.it

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