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    Quando la bellezza era radioattiva

    Quando la bellezza era radioattiva

    Prima della scoperta dei Raggi X, fratture e lesioni interne erano diagnosticate soltanto con l’intervento del bisturi. Le radiografie hanno permesso alla scienza di vedere letteralmente attraverso il corpo umano. I raggi X furono scoperti per caso da Wilhelm Conrad Röntgen, un fisico tedesco, mentre stava verificando le teorie riguardo i fasci di elettroni prodotti all’interno di un tubo catodico. Dopo aver oscurato completamente la stanza e aver avvolto il tubo con un foglio di carta nero, si accorse che un altro foglio di carta sul tavolo, ricoperto di sale di platino e bario, era diventato luminoso. Deducendo che la fluorescenza fosse causata dall’emissione dei raggi invisibili che fuoriuscivano dal tubo, notò che, ponendo altri oggetti tra la traiettoria dei raggi emessi e una lastra fotografica, restava impressa sulla lastra l’immagine del contenuto degli oggetti e della loro struttura interna. Röntgen chiamò allora la moglie e le pose la mano tra il tubo e la lastra. Quello che videro fu lo scheletro della mano, con tanto di anello al dito. Era l’8 novembre 1895, il giorno della la prima radiografia della storia. Röntgen li chiamò raggi X per indicare che erano “sconosciuti”. Il 28 dicembre 1895 Roentgen diede l’annuncio ufficiale della scoperta dei raggi x al presidente della Physical Medical Society di Wurzburg; il 12 aprile 1898 Marie Curie annunciò alla Académie Des Sciences di Parigi la scoperta del Polonium – Radium. Queste due date segnarono una svolta nella storia della medicina.

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    La scoperta di queste misteriose energie diede origine a nuove terapie e a nuovi apparecchi. Studiosi e ricercatori si videro però affiancare da numerosi imbroglioni che, sfruttando l’entusiasmo e la buona fede dei pazienti, somministrarono indiscriminatamente raggi x e prodotti radioattivi provocando spesso gravi danni. La pericolosità delle radiazioni ionizzanti fu evidenziata solo alcuni anni dopo la loro scoperta; fino al 1935 furono distribuite creme e compresse radioattive o bevande energizzate con radon, non vi era patologia che non potesse essere curata con questi prodotti. Divennero famose le località termali con fanghi e acque con un’alta radioattività naturale. Si moltiplicarono le pubblicità di cosmetici, dentifrici e persino cioccolatini a base di radio. Nascono in Francia nel 1932 per una serie di prodotti farmaceutici e di bellezza acquistabili solamente in farmacia. Il rossetto radioattivo a base di torio e radio donava alle labbra tonalità speciali e una bellezza fuori dal comune, perché era un prodotto sano… Furono inventati i radioemanatori, apparecchi in cui l’elemento radioattivo era costituito da una piccola capsula contenente sali di radium, il tutto a diretto contatto con l’acqua che assorbiva l”emanazione” cioè il gas radon che veniva prodotto, e che, recuperata attraverso il rubinetto veniva bevuta come ricostituente. Molti pazienti furono colpiti nel giro di qualche anno da gravi patologie tumorali.savon_tho1-740x458

    Già dal 1877 Nikola Tesla aveva compiuto numerosi esperimenti sui raggi X, senza rendere pubblici i suoi risultati. I suoi esperimenti successivi lo portarono ad avvertire la comunità scientifica per primo dei rischi biologici connessi all’esposizione dei raggi X. Fu come sempre inascoltato. La scoperta del radio aveva aperto le porte allo studio delle sostanze uraniche e ciò ben si confaceva anche alle teorie circa l’energia nucleare.

     

    radio9Non era bastata l’esperienza accumulata con il radio ed elementi simili fino agli anni ’40 che, a partire dal 1951, venne messo in vendita il “Laboratorio per l’energia atomica”, una sorta di “piccolo chimico” che permetteva di realizzare in miniatura una reazione nucleare.
    Per dichiarando che le quantità di materiale fissile non erano dannose per la salute, tale gioco restò in commercio fino al 1970, dotato, oltre tutto, di apposito modulo per la richiesta di ulteriore materiale radioattivo che, una volta ottenuta la fissione, poteva essersi esaurito. Con buona pace delle cosiddette “scorie”.

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