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    Ernia del disco: quando operare?

    Ernia del disco: quando operare?

    L’ernia del disco è la patologia dell’era moderna, causata anche da postura scorretta e scarsa attività fisica. Al di là del tipo di sintomi, quando si deve intervenire chirurgicamente? Quali sono le tecniche più utilizzate? Facciamo il punto con Paolo Gaetani, specialista in patologie della colonna vertebrale e responsabile della Clinica neurochirurgica del Policlinico San Matteo di Pavia.

    Quali sono le cause principali dell’ernia del disco?

    ernia-schienaL’ernia del disco deriva dalla fuoriuscita del disco intervertebrale, che è l’ammortizzatore localizzato tra le due vertebre. Uscendo, il disco entra nel canale a contatto con le radici dei nervi e genera la sintomatologia più comune, conosciuta come sciatica, che interessa appunto il nervo sciatico. La sciatica è quindi il sintomo, e non la causa, dell’ernia del disco.
    La fuoriuscita del disco avviene principalmente per fattori degenerativi, quindi d’impoverimento dei suoi costituenti. Le cause di questo impoverimento sono molteplici, spesso collegate tra loro, e vanno dai lavori pesanti a quelli sedentari con problemi posturali.

    Quando colpisce?

    Lo scarso esercizio fisico fa sì che i muscoli non sostengano la colonna e di conseguenza il disco può andare incontro a fenomeni degenerativi. Poi ci sono gli eventi traumatici, pregressi incidenti, traumi indiretti con sforzi fisici importanti.
    La localizzazione più frequente dell’ernia è a livello lombare, ma può colpire anche la cervicale. L’ernia del disco è una patologia molto “democratica” perché colpisce indifferentemente uomini e donne, con un picco d’incidenza tra i 40 e i 50 anni. Negli ultimi tempi, però, c’è una maggiore incidenza nei giovani atleti, anche a livello agonistico, con ernia del disco e problematiche discali. Questo perché molto spesso nei settori giovanili la preparazione atletica è del tutto dimenticata.

    Quando s’interviene chirurgicamente?

    Se in caso di mal di schiena ci si sottopone a una risonanza ed è diagnosticata una protrusione o un’iniziale ernia del disco, è necessario intervenire chirurgicamente solo in casi particolari. È bene ricordare che sopra i 40 anni le protrusioni discali fanno parte del normale invecchiamento del sistema.
    Secondo le linee guida internazionali, s’interviene chirurgicamente quando l’ernia del disco genera una sintomatologia radicolare, con l’interessamento di una o più radici dei nervi, con una distribuzione all’arto inferiore o superiore ben definita e in presenza di un deficit neurologico, ovvero di una limitazione funzionale della forza muscolare.

    Cos’è la terapia conservativa?

    ernia-al-discoPer le prime 6-8 settimane dall’esordio del disturbo radicolare, la terapia applicata è conservativa (somministrazione di antiinfiammatoricortisone) e solo raramente è necessario intervenire chirurgicamente. Questo perché l’obiettivo del medico di base e dello specialista è di portare all’intervento il minor numero di pazienti.
    L’80% dei casi si risolve positivamente, mentre il 15% impiega un po’ più di tempo per rimettersi. Grazie alla terapia conservativa, la percentuale che dovrà sottoporsi a intervento chirurgico scende al 5%.

    In che cosa consiste l’operazione?

    L’intervento chirurgico consiste nella rimozione dell’ernia. Le modalità applicate sono diverse. La percutanea è la tecnica meno invasiva: non prevede un taglio vero e proprio, ma si raggiunge il disco, entrando nel canale, guidati da apposite attrezzature radiologiche. La percutanea si applica in casi di ernia contenuta.
    Quando invece l’ernia è fuoriuscita completamente, la tecnica tradizionale è quella della microdiscectomia, con l’ausilio del microscopio operatorio.
    Ci sono poi altri tipi d’intervento, ad esempio quello endoscopico, riservato alle ernie molto laterali, cosiddette foraminali.

    Quali sono i tempi di recupero?

    Il decorso in ospedale è molto breve, dopo uno o due giorni il paziente è dimesso. La convalescenza dura tre settimane, affinché tutto si assesti, seguita da una fisioterapia-rieducazione posturale che ha l’obiettivo di rinforzare la muscolatura che sorregge la colonna, per non gravare sul disco che deve rigenerarsi.

    C’è il rischio di recidive? Come si possono prevenire?

    L’intervento in sé è semplice, ma viene a crearsi una zona di minore resistenza, con il rischio di possibili aderenze, micro instabilità e tutta una serie di problematiche tra cui appunto le recidive che colpiscono il 3-4% dei casi. La prevenzione si avvale della fisioterapia, che deve essere seguita con costanza per tutta la vita, anche dopo la rieducazione. La fisioterapia è di per sé prevenzione, perché deve essere fatta quando si sta bene senza aspettare di ammalarsi.

    Fonte: ok-salute.it

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