• 07 SET 18
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    Seno «denso», quando la mammografia non basta

    Seno «denso», quando la mammografia non basta

    La prima mammografia andrebbe sempre eseguita intorno ai 40 anni. Ogni anno in Italia sono circa 50mila i nuovi casi di cancro al seno: l’80% riguarda donne con più di 50 anni, ma l’incidenza nelle 30-40enni è in crescita ed è sempre bene ricordare che una diagnosi precoce salva la vita. Scoprire una neoplasia quando è di piccole dimensioni, senza metastasi, significa potersi curare con un intervento poco invasivo e avere grandi probabilità di guarigione completa, spesso anche senza chemio o radioterapia.

    La mammografia non basta

    Solitamente però la mammografia non è sufficiente. Molto spesso, infatti, nelle giovani donne la densità del tessuto mammario è tale da rendere questo esame non completamente affidabile. Questo perché nel seno denso c’è una minore quantità di tessuto adiposo e una maggiore di tessuto epiteliale e stromale (cioè delle parti che costituiscono lo «scheletro» della mammella) e la componente ghiandolare prevale su quella adiposa, cosicché i raggi X vengono bloccati e non permettono di identificare differenze di radiopacità, ovvero di densità del tessuto. E un tumore normalmente è più denso del tessuto circostante e quindi più radiopaco. Al contrario, quando la mammella è prevalentemente adiposa, come accade solitamente dopo la menopausa, il tessuto è «trasparente» ai raggi che passano senza difficoltà e possono così identificare anche una piccola radiopacità.

    L’ecografia mammaria

    Quindi per una corretta prevenzione, personalizzata in base al tipo di seno, sarebbe più prudente mostrare l’esito della prima mammografia a un senologo, per capire se e come sia necessario integrare questo esame. Di regola viene eseguita un’ecografia mammaria che, al contrario della mammografia, è molto efficente nella valutazione di mammelle ricche di ghiandola e povere di grasso e costituisce, quindi, un ottimo esame complementare, che tra l’altro non utilizza radiazioni ma solo ultrasuoni. La sensibilità dipende però molto dall’esperienza dell’operatore, per cui è meglio rivolgersi a centri con vasta esperienza.

    La risonanza magnetica

    Altro esame di secondo livello utile a completare il quadro, dopo mammografia ed ecografia, è la risonanza magnetica. Un’indagine più lunga e costosa che viene normalmente riservata a casi particolari: per dirimere dubbi, completare una diagnosi o nei controlli prescritti alle donne ad alto rischio genetico (che presentano cioè mutazioni nel Dna che le espongono a maggiori probabilità di ammalarsi).

    La tomosintesi

    Ritornando alla densità mammaria, diversi studi hanno evidenziato che questa condizione comporta anche un aumentato rischio di tumore, per cui in questi casi è doppiamente indicata l’integrazione almeno con l’ecografia. D’altro canto bisogna ricordare, per quanto riguarda la mammografia tradizionale, che oggi la sua sensibilità è aumentata grazie all’introduzione della tomosintesi, detta anche mammografia in 3D o tridimensionale. Con questa metodica, attraverso diverse proiezioni mammografiche, si riesce a visualizzare la mammella a strati, un po’ come con la Tac, in modo da identificare formazioni nodulari che possono sfuggire se proiettate su un unico piano.

    I limiti dello screening mammografico

    La densità della ghiandola mammaria è uno dei limiti dello screening mammografico offerto solitamente alle donne dai 50 ai 69 anni. La maggior parte delle donne in questa fascia di età è in menopausa e ha mammelle «trasparenti», quindi la mammografia funziona molto bene. Ve ne sono alcune, però, che hanno ancora la mammella densa, magari perché assumono una terapia ormonale sostitutiva o per costituzione individuale. Le donne in questione riceveranno una lettera in cui è scritto che la mammografia non evidenzia niente di sospetto, ma non si fa menzione del fatto che l’esame potrebbe essere poco significativo nell’individuare une lesione a causa della radiopacità. Per questo è sempre meglio seguire un percorso di prevenzione personalizzato, che affianchi ai controlli strumentali anche la visita con un esperto.

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    Fonte: corriere.it

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