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    Tumore ai polmoni e fumo: il rischio non è uguale per tutti

    Tumore ai polmoni e fumo: il rischio non è uguale per tutti

    Alcuni fumatori possono presentare un rischio maggiore di altri di ammalarsi di tumore ai polmoni. Da anni i ricercatori di tutto il mondo cercano di capire chi è più a rischio e quali controlli bisogna eseguire. Alcune importanti risposte arrivano da uno studio italiano, presentato alla Conferenza mondiale sul tumore del polmone dell’International Association for the Study of Lung Cancer.

    Il tumore ai polmoni è ancora il più pericoloso

    Numeri e statistiche non lasciano dubbi: il tumore ai polmoni si colloca al terzo posto nella classifica dei più diffusi. A causa della scoperta tardiva della malattia, purtroppo, la percentuale di guarigione a 5 anni dopo la diagnosi resta ancora bassa. Anche se, con le nuove terapie, si sono aperti nuovi scenari per la maggioranza dei malati che presentano metastasi fin dall’inizio del trattamento.

    I test per la diagnosi precoce del tumore ai polmoni

    Gli sforzi per trovare un metodo di screening valido nell’identificare il carcinoma polmonare ai primi stadi si sono intensificati negli ultimi anni. La ricerca scientifica ha ormai dimostrato che la Tac spirale è un esame efficace per scoprire un tumore ai polmoni in stadio iniziale ed è in grado di ridurre la mortalità per questo tipo di cancro nei forti fumatori che vi si sottopongono con regolarità. A differenza della Tac tradizionale, quest’apparecchiatura che ruota intorno al corpo come se lo avvolgesse, appunto, in una spirale e che permette di studiare gli organi interni a fettine ancora più sottili

    Ora gli scienziati dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano hanno dimostrato che abbinare alla Tac spirale uno specifico test del sangue può essere un metodo sicuro ed efficace per fare un passo in più: offrire programmi di diagnosi precoce non uguali per tutti, bensì strutturati ad hoc e personalizzati secondo le caratteristiche di ogni persona.

    Chi ha maggiori probabilità di sviluppare un tumore ai polmoni

    L’ipotesi di partenza dei ricercatori italiani era che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse omogeneo per tutti. I risultati dello studio lo hanno confermato, perché sulla base degli esiti della Tac e del test miRNA è stato possibile per la prima volta profilare il rischio di malattia e definire che, a parità di esposizione, il rischio biologico è diverso.

    I dati dello studio bioMILD (condotto dall’INT e sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro) sono stati raccolti esaminando i dati di circa 4mila persone, arruolate all’inizio del 2013. Il 70% dei partecipanti era costituito da forti fumatori con un’età a partire dai 50 anni. Tutti sono stati sottoposti alla combinazione di due esami: tac spirale a basso dosaggio di radiazioni e test miRNA, eseguito attraverso il semplice prelievo di un campione di sangue. I miRNA sono piccolissime molecole, molto specifiche, che vengono rilasciate precocemente dall’organo aggredito dalla malattia e dal sistema immunitario. 

    Il calendario dei controlli

    Il test miRNA è stato scoperto e sviluppato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori. Questa è la prima volta che un test molecolare sul sangue si rivela efficace nello screening, predicendo il rischio di malattia. Proprio grazie a questo test sarà possibile in futuro definire un programma di prevenzione personalizzato e integrato con la diagnosi precoce. I risultati sono stati significativi: il gruppo di partecipanti risultato negativo a entrambi i controlli è stato classificato a rischio basso di tumore del polmone. Chi è risultato positivo a uno dei due esami è stato considerato a medio rischio. A chi ha avuto entrambi i valori positivi è stato attribuito un rischio molto più alto di ammalarsi.

    Programmi personalizzati per la prevenzione del tumore ai polmoni

    I vantaggi di individuare una fascia di rischio sono diversi. Innanzitutto, in base al calcolo delle probabilità di ammalarsi può essere messo a punto un programma di prevenzione personalizzato. Il punto di partenza, naturalmente, è sempre la disassuefazione dal fumo. Inoltre, è possibile ridurre il numero di TAC di controllo, dal momento che chi è a rischio basso viene rivisto a distanza di tre anni. Infine, ultimo ma non meno importante, è possibile stabilire chi non necessita di cure immediate ma solo di un controllo annuale, e questo permette di evitare interventi che sarebbero inutili, a tutto vantaggio del paziente.

    Regola numero uno: non fumare

    La strategia migliore per non ammalarsi di cancro ai polmoni è non fumare e, per i tabagisti, smettere. Con la disassuefazione dal fumo, infatti, si può ottenere una riduzione fino al 50% della mortalità per tumore polmonare. Ma a giustificare l’elevato numero di gravi complicanze che questa malattia può provocare ogni anno c’è anche il fatto che si tratta di una neoplasia subdola che spesso non provoca disturbi fino allo stadio avanzato. Quanto ai sintomi, possono anche non comparire tutti e insieme: tosse che non passa, mancanza di respiro, dolore al torace, “fischi” quando si respira. Altre avvisaglie, in genere successive ai primi, possono essere: tosse con catarro striato di sangue, raucedine, perdita di peso, infezioni respiratorie frequenti. Quindi, davanti a uno di questi disturbi che perdura per più di due o tre settimane è bene parlare con un medico, che valuterà se e quali accertamenti fare.

    Fonte: corriere.it

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