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    Psa alto o basso: quando bisogna preoccuparsi?

    Psa alto o basso: quando bisogna preoccuparsi?

    Il test del Psa viene spesso consigliato dal medico di famiglia a tutti gli uomini a partire dai 50 anni, anche se molti specialisti non lo considerano appropriato per svolgere screening a tappeto sulla popolazione sana. È utile invece per i soggetti a rischio, quelli che hanno una familiarità per carcinoma della prostata, che dovrebbero eseguire il test almeno una volta attorno ai 45 anni. Sulla base del risultato si possono disegnare le strategie dei controlli e la loro frequenza. E poi, naturalmente, l’esame è utile per chi ha disturbi della sfera genitourinaria. L’indicazione ad eseguirlo dovrebbe essere concordata con il proprio medico di medicina generale o lo specialista urologo. E sempre con il medico andrebbero valutati attentamente gli esiti, onde evitare di preoccuparsi eccessivamente o di sottostimarli, procedendo eventualmente con altri esami se necessario.

    Il Psa è al centro delle discussioni scientifiche da tempo

    Valori elevati nell’esito dell’esame del Psa provano la presenza di un disturbo della ghiandola prostatica. In questo caso, potrebbe trattarsi di un’infiammazione (prostatite), un aumento del volume (ipertrofia), un’infezione o un tumore. Per questo, prima di allarmarsi e di decidere qualsiasi intervento, che potrebbero comportare trattamenti inutili, bisogna valutare bene i risultati e procedere, se necessario, con altre indagini. Questo se i valori sono sopra la norma.

    Valori bassi di Psa

    I livelli alti di Psa, però, non sempre sono indicativi di un tumore e si corre il rischio in questo caso di peccare per eccesso di zelo esagerando con trattamenti non necessari. Meno noto è in effetti il pericolo opposto, anche se ci sono casi in cui bassi livelli di Psa non sono necessariamente rassicuranti e non possono escludere la presenza di un carcinoma. Quei valori potrebbero infatti essere falsati dalle terapie per il trattamento di un disturbo benigno.

    I segnali dell’ipertrofia prostatica

    Con gli anni la prostata si ingrossa, è un inevitabile cambiamento dell’organismo che tutti gli uomini sperimentano. I primi segnali sono piccoli disturbi urinari, come difficoltà ad iniziare la minzione, una certa impellenza del bisogno o la necessità frequente di svuotare la vescica, specie di notte. Nulla di grave, non a caso si parla di ipertrofia prostatica benigna. Ne soffrono fra i 5 e i 10 uomini ogni cento fra i 35 e i 40 anni e con l’avanzare dell’età il problema si amplia, fino ad arrivare all’80% degli uomini sopra i 70 anni.

    In ogni caso, è importante ricordare che il valore del Psa da solo non basta a definire lo stato di salute della prostata. E quando viene decisa la ripetizione dell’esame, è corretto eseguirlo sempre nello stesso laboratorio. In questo modo, si evitano le differenze millesimali che possono esistere tra i vari centri e che spesso portano ad allarmismi ingiustificati nei pazienti. È poi fondamentale che gli uomini segnalino eventuali disturbi al loro medico di base, senza spaventarsi ma anche senza trascurarli a lungo. Sarà lui a valutare se è necessaria una visita con l’urologo.

    Che cosa può falsare il test del Psa

    Non esiste un valore normale di Psa valido per tutti gli uomini, quindi una soglia di allarme universale. Il livello di Psa cresce con l’età e per la presenza di altre malattie o disfunzioni prostatiche, ma può risultare nella norma nel 30% dei pazienti affetti da tumore della prostata. Il livello di Psa può risentire leggermente anche di una serie di condizioni: rapporto sessuale recente; visita con esplorazione digito-rettale; ecografia transrettale; manovre urologiche (inserimento di catetere, cistoscopia); minimi traumatismi legati, per esempio, all’uso della bicicletta o alla guida prolungata della moto.

    Ulteriori test da effettuare

    Il test del Psa, pur essendo un buon indizio (e non una prova) di tumore, non è però in grado di distinguere tra tumori aggressivi e quelli definiti indolenti, che non necessariamente devono essere curati, ma possono anche essere soltanto «sorvegliati». Per questo è importante che gli uomini siano informati correttamente sui possibili pro e contro dell’esame. L’utilizzo del Psa può causare un eccesso di diagnosi. Per cercare di individuare coloro che realmente dovrebbero fare la biopsia sono stati e ancora vengono proposti dei test aggiuntivi. Fra questi ci sono la valutazione del rapporto PSA libero/totale, la PSA density e/o velocity, il proPSA e l’indice PHI (il cosiddetto indice di salute prostatica che si effettua con un prelievo di sangue) o marcatori come PCA3 (un esame che si esegue sulle urine), che in realtà, però, non si sono dimostrati efficaci per selezionare i candidati alla biopsia.

    Fonte: corriere.it

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