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    La visita urologica: fa davvero così male?

    La visita urologica: fa davvero così male?

    La visita urologica può essere vissuta dagli uomini come fonte di imbarazzo o di ansia. Mentre la maggior parte delle donne comincia a farsi visitare periodicamente dal ginecologo già in giovanissima età, gli uomini non hanno la stessa consuetudine con l’urologo. Sapere come si svolge può essere d’aiuto, visto che si tratta di uno dei mezzi di prevenzione e diagnosi precoce più importanti per la salute della prostata.

    Quando fare la visita urologica

    L’appuntamento con l’urologo viene generalmente richiesto dal medico curante quando sono presenti i sintomi di disturbi legati alle vie urinarie e agli organi genitali. Inoltre, dopo i 50 anni, è sempre consigliabile un controllo periodico, generalmente ogni 2-3 anni. Insieme al dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) nel sangue e all’ecografia prostatica, la visita urologica rappresenta un’indagine di primo livello per identificare i principali disturbi della prostata. Se vengono individuate patologie della ghiandola, è possibile anche distinguere quelle benigne, come l’ipertrofia prostatica, da quelle maligne, come il carcinoma.

    Come si svolge la visita

    Non si tratta di un’indagine dolorosa o invasiva, ma prevede una palpazione del basso addome e della zona genitale e un’esplorazione rettale per permettere al medico di effettuare la valutazione di eventuali problematiche. È spesso abbinata ad altri esami specifici. Non è necessaria nessuna preparazione e non ci sono controindicazioni.

    Dopo una prima fase di anamnesi, in cui l’urologo raccoglie informazioni sul paziente, sui suoi sintomi e abitudini e su eventuali casi in famiglia di malattie urologiche, si passa alla visita vera e propria. Per gli uomini, questa consiste nella valutazione del basso addome e dei genitali esterni e nella palpazione della prostata per verificarne dimensioni, consistenza ed eventuali anomalie.


    L’esplorazione della prostata

    esplorazione-della-prostataL’esplorazione rettale digitale della prostata è una fase fondamentale della visita urologica. Anche se può incutere imbarazzo o timore basta ricordare che quest’indagine dura, di solito, solo 2-3 minuti e che è fondamentale per l’accertamento diagnostico del cancro alla prostata. La procedura prevede l’inserimento del dito indice del medico, coperto da un guanto in lattice, nell’ano del paziente. In questo modo, l’urologo potrà percepire al tatto ingrandimenti, irregolarità, nodosità e aumenti di consistenza della ghiandola prostatica. Tutti questi parametri consentono di distinguere una prostata sana, da una con un’ipertrofia benigna o un carcinoma.

    Un dito all’anno non fa danno!

    L’esplorazione della prostata, insomma, non è un’esperienza particolarmente piacevole, ma neppure così gravosa o imbarazzante, come molti sostengono. È necessario affidarsi con serenità allo specialista, sapendo che si sta facendo qualcosa di serio e importante per la propria salute. Pochi minuti possono aumentare concretamente le possibilità di scoprire un carcinoma alla prostata in fase precoce e di intervenire tempestivamente.

    La prevenzione in un check-up

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