• 20 GIU 18
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    Un «vaccino» contro il mal di testa

    Un «vaccino» contro il mal di testa

    Quando si parla di libertà dal mal di testa si intende il superamento della necessità di avere sempre pronta una terapia «al bisogno» quando arriva l’attacco di cefalea. La svolta potrebbe essere rappresentata da una sorta di scudo immunochimico capace di tutelare con continuità chi è soggetto a questa patologia. In concreto si tratta di sottoporsi a un’iniezione ogni 2-3 mesi in un Centro Cefalee, per rimanere «coperti» lungo questo intervallo di tempo. E di questi scudi ce ne sono già quattro, ciascuno con caratteristiche un po’ diverse, ma con una capacità di protezione sostanzialmente equiparabili.

    Su cosa agisce il «vaccino per il mal di testa»

    Si tratta di anticorpi monoclonali, cioè farmaci indirizzati verso un bersaglio biologico ben preciso in grado di bloccare il Cgrp (il peptide correlato al gene della calcitonina), un potente vasodilatatore, i cui recettori si trovano soprattutto in aree cerebrali importanti per la trasmissione degli impulsi dolorifici. Tutti abbiamo questo peptide per dilatare le arterie e mantenere un adeguato apporto sanguigno a organi nobili come cuore o cervello, ma in chi soffre di emicrania il sistema va fuori controllo.

    Lo stress scatenato dai cambiamenti

    Secondo recenti studi, il motivo è legato allo stress e all’incapacità degli emicranici di sopportare il cambiamento: basta relativamente poco in questi individui per scatenare l’ormone dello stress corticotropina, che fa aumentare il Cgrp. L’aumento è più sensibile nelle donne, il che spiegherebbe la maggior frequenza di mal di testa nel genere femminile. Durante gli attacchi il Cgrp aumenta e va a legarsi ai suoi recettori, che si attivano, avviando gli impulsi dolorifici. Evitare questo «aggancio» mantenendo un blocco di lunga durata, è la chiave del nuovo trattamento.

    Sicurezza per il trattamento

    In realtà il ruolo del Cgrp è noto da decenni e i primi tentativi di contrastarlo risalgono agli anni novanta, però solo adesso sono stati portati a termine studi che hanno portato dati affidabili su questa strategia terapeutica. La prescrizione di questo trattamento, almeno per adesso, è riservata ai Centri Cefalea.

    I tipi di mal di testa

    Di mal di testa, ne esistono più di 150 tipi differenti. I più comuni sono:
    • Cefalea a grappolo: il dolore è lancinante, si localizza intorno all’occhio e allo zigomo.
    • Emicrania: il dolore è pulsante e violento, di solito, non sempre, si localizza in una metà del capo.
    • Cefalea tensiva: il dolore è a «casco», spesso legato alla contrattura di collo e spalle.

    La diagnosi giusta

    L’elemento più importante per una corretta diagnosi è una precisa analisi dei sintomi riferiti (frequenza della cefalea, localizzazione esatta del dolore, durata, tipo, presenza di altri segni) e delle circostanze in cui si manifestano. In particolare è importante distinguere l’emicrania da altri tipi di cefalea, come quella tensiva e a grappolo. Il ricorso a esami strumentali, come la Tac e la risonanza magnetica, può essere utile solo in rari casi, per esempio, per escludere che la cefalea sia conseguenza di altri problemi intracraniali (emorragie, trombosi, ecc.).

    Il mal di testa nei bambini spesso non viene riconosciuto

    Per bambini e adolescenti la svolta nel futuro non verte su nuovi trattamenti, spesso simili all’adulto, quanto su una più precoce diagnosi. Tutte le cefalee primarie (cioè non dovute ad altri fattori) non sono sempre diagnosticabili con facilità prima dei 10 anni, ma sono il disturbo neurologico più frequente prima dei 7, con una frequenza del 40%. I numero di casi è aumentato molto negli ultimi due decenni, sia per lo stile di vita stressante con abuso di Internet e perdita di ore di sonno, sia però anche per l’affinarsi della diagnosi. A questo complesso disturbo concorrono, ben più che nell’adulto, molti fattori, spesso psicologici, il cui singolo ruolo é di difficile quantificazione.

    Fonte: corriere.it

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