• 11 MAR 19
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    Tumore alla prostata e qualità di vita nei trattamenti

    Tumore alla prostata e qualità di vita nei trattamenti

    Con 35.300 nuove diagnosi ogni anno, il tumore alla prostata è il tipo di cancro più frequente nei maschi italiani. Statistiche alla mano, la grande maggioranza dei malati guarisce o convive molti anni con una neoplasia non aggressiva. Eppure chi si occupa di trovare nuove, efficaci, strategie di cura per allungare la loro vita, pensa assai poco alla qualità del tempo in più che avranno da vivere grazie alle terapie.

    Il valore di una nuova cura passa anche dalla qualità di vita

    Di effetti collaterali delle terapie anticancro soffrono quasi tutti i malati oncologici, ma secondo le indagini più recenti soltanto 1 paziente su 5 chiede aiuto. Anche le sperimentazioni sui nuovi farmaci le trascurano, ma hanno un impatto spesso molto negativo sulla qualità di vita dei pazienti. Se correttamente segnalati, però, questi sintomi possono spesso essere combattuti o persino prevenuti. Nel 2018, sono quasi 3 milioni e quattrocentomila gli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore alla prostata, pari al 6% dell’intera popolazione. Un esercito di persone che convive con disturbi, più o meno gravi, che se anche all’apparenza possono sembrare banali, non sono tali per chi li vive in prima persona.

    La qualità di vita dei pazienti con tumore alla prostata è ignorata dagli studi

    Negli studi pubblicati, fra il 2012 e il 2016, su importanti riviste scientifiche, tutti relativi ai farmaci per curare il carcinoma prostatico, la qualità di vita dei partecipanti non è neppure stata presa in considerazione fra gli obiettivi di un’alta percentuale delle sperimentazioni. E spesso, nei rari casi in cui viene valutata con gli appositi strumenti, i risultati non sono presenti nella pubblicazione del lavoro. Questo fenomeno è mondiale e il problema riguarda sia gli studi sponsorizzati dalle aziende farmaceutiche che quelli accademici promossi da ricercatori indipendenti.

    I pazienti devono segnalare i problemi al medico

    La qualità di vita è invece un aspetto basilare per i pazienti affetti da tumore alla prostata e le sperimentazioni cliniche dovrebbero valutare accuratamente l’impatto dei trattamenti sul vissuto quotidiano dei malati. Questo è importante in tutti i pazienti, e in particolar modo in quelli con malattia metastatica, nei quali l’equilibrio tra il controllo dei sintomi e gli eventuali effetti collaterali dei farmaci diventa particolarmente delicato. Nella quotidianità dei malati di tumore alla prostata, è fondamentale che il medico tenga conto della tossicità quando prescrive una cura, ma è altrettanto cruciale che il paziente segnali al medico gli effetti collaterali dei trattamenti, in modo da cercare insieme la giusta soluzione per alleviarli e avere una buona qualità di vita.

    Dolore, stanchezza, sessualità e problemi al cuore fra effetti più diffusi

    La qualità di vita dei pazienti affetti da carcinoma della prostata può risentire sia dei sintomi legati alla malattia, sia delle conseguenze indesiderate delle terapie. Il dolore, legato principalmente alle metastasi ossee, e la stanchezza cronica possono impattare negativamente sulla vita quotidiana dei pazienti: oggi esistono però molte strategie per combatterli. E un aiuto può essere dato anche a chi fa ormonoterapia, soffrendo di vampate di calore, oltre ad avere un rischio di osteoporosi ed eventi cardiovascolari (ci sono ad esempio terapie che possono preservare la salute dell’osso o si possono fare appositi controlli cardiologici). Così come si può dare sostegno, psicologico e fisico, per alleviare l’impatto della malattia sulla sfera sessuale. La qualità di vita dovrebbe diventare centrale nel valutare il valore di una terapia, anche da parte delle autorità regolatorie quando approvano un nuovo farmaco.

    Fonte: corriere.it

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