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    Prediabete: chi è più a rischio?

    Prediabete: chi è più a rischio?

    Come si cura oggi il diabete in Italia? Rispondere a questa domanda è essenziale, visto il numero di pazienti in costante crescita. I casi sono raddoppiati negli ultimi vent’anni, le diagnosi sfiorano i quattro milioni e almeno un altro milione di italiani non sa di avere la glicemia troppo alta. Altri dieci milioni di italiani hanno il prediabete, ovvero ridotta tolleranza al glucosio e alterata glicemia a digiuno. Di questi, due milioni presentano un rischio elevato di diventare diabetici entro 5 anni se non faranno niente per evitarlo. Considerando questa massa critica e le conseguenze della malattia, che vanno dalla cecità alle amputazioni, dall’incremento esponenziale del rischio di infarti e ictus fino alle complicanze renali, un’assistenza adeguata è indispensabile.

    La gestione corretta dei pazienti con diabete e prediabete

    Rispetto al passato, sono migliorati molti indicatori di una gestione corretta del diabete. Il monitoraggio di elementi decisivi per il rischio cardiovascolare come lipidi, pressione e microalbuminuria viene eseguito almeno una volta l’anno da oltre l’80% dei pazienti, mentre nel 2012 erano circa il 60%; anche il controllo metabolico è migliorato e oggi solo il 18% ha valori sballati di emoglobina glicata, soltanto il 13% ha il colesterolo Ldl («cattivo») troppo alto, meno del 40% non riesce a tenere bassa a sufficienza la pressione. Significa che c’è finalmente una maggiore attenzione alla gestione del rischio cardiovascolare complessivo, che è tuttora il pericolo più tangibile per i diabetici.

    Troppi pazienti obesi o fumatori

    La maggioranza dei malati mantiene una buona funzione renale, i casi di retinopatia grave sono pochi e oltre il 60% ha un profilo di rischio cardiovascolare generale comunque buono, con una probabilità relativamente bassa di eventi seri nell’arco dei successivi tre anni. Tutto rose e fiori, allora? No, e per diversi motivi: intanto, i dati indicano che sono ancora troppi i pazienti sovrappeso od obesi. Tutta la popolazione sta ingrassando e i diabetici non fanno eccezione. Tuttora il 17% dei diabetici fuma, aggravando non poco i propri rischi.

    Quanto all’assistenza, poi, il monitoraggio del piede non è così diffuso (solo un paziente su quattro lo fa ogni anno), probabilmente anche per una carenza di personale da poter dedicare ai controlli. In generale, il sistema è ancora poco informatizzato e questo riduce la possibilità di una gestione integrata dei pazienti da parte del medico di medicina generale in collaborazione coi centri diabetologici. Oggi la metà dei pazienti accede alle strutture specializzate della rete diabetologica, che garantiscono un monitoraggio attento e la presa in carico a 360 gradi del paziente, attraverso la valutazione di tutti gli aspetti e di tutte le possibili conseguenze della malattia.

    Potenziare la rete diabetologica

    Considerando la continua crescita dei nuovi casi e la gran quantità di malati, tuttavia, è impensabile riuscire a gestire tutto nei centri diabetologici specializzati. Serve perciò un maggior dialogo con i medici di base e per averlo, così da riuscire per esempio a scambiarsi i dati clinici di ciascun caso in tempo reale, la digitalizzazione delle cartelle cliniche è essenziale. L’unica possibilità di una gestione efficiente in tutto il Paese, per tutti i pazienti, è nel potenziamento della rete diabetologica ma associato anche a una maggiore integrazione con tutti i medici di famiglia.

    Il ruolo dei medici di base nei casi di diabete e prediabete

    Una recente indagine del centro studi della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), su un campione di circa 400 medici di famiglia, rileva che 6 assistiti su 10 con diabete di tipo 2 sono seguiti normalmente dai loro dottori e non fanno riferimento, se non in modo occasionale, ai centri di diabetologia.

    In caso di inefficacia della sola cura con metformina, il 53% dei medici di famiglia intervistati provvede autonomamente alla prescrizione di un farmaco ipoglicemizzante scelto tra quelli di vecchia generazione, il 5% passa alla prescrizione di insulina, il 42% invia il paziente al centro di diabetologia in modo che possa accedere ai farmaci innovativi orali, attualmente prescrivibili solo con un piano terapeutico specialistico. Il medico di famiglia è vincolato da norme che gli impediscono di prescrivere le nuove terapie sulla ricetta rossa, a carico del Servizio sanitario. Per consentire al paziente di accedervi, deve prescrivere la visita specialistica presso il centro diabetologico, ma spesso le attese per l’appuntamento sono lunghe.

    I nuovi farmaci

    Anche le prescrizioni dei farmaci sono indicative della qualità dell’assistenza. Negli ultimi anni infatti sono arrivati in commercio molti nuovi medicinali con profili di sicurezza migliori rispetto ai farmaci «classici» e poterli dare ai malati significa garantire loro un controllo più adeguato del diabete senza dover pagare un prezzo elevato in termini di effetti collaterali. I pazienti trattati con le nuove classi di farmaci sono in costante aumento, mentre è in calo anche la tendenza ad aspettare prima di passare a cure più incisive quando i valori metabolici non sono sotto controllo.

    Fonte: corriere.it

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