• 07 SET 17
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    I “neuroni Morfeo” che promuovono il sonno

    I “neuroni Morfeo” che promuovono il sonno

    Il sonno è un fenomeno universale, presente in tutte le specie animali. Quando ci addormentiamo progressivamente ci disconnettiamo dall’ambiente esterno e cambia la nostra attività cerebrale. Infatti, se si osserva un tracciato elettroencefalografico durante la veglia si hanno onde irregolari di bassa ampiezza e alta frequenza, mentre durante il sonno l’ampiezza delle onde aumenta, la frequenza diminuisce e le onde si fanno più regolari. Perchè si dorma resta un mistero, ma il fatto che l’evoluzione nel corso dei millenni non abbia saputo rinunciarvi lascia trasparire la sua importanza per la vita.

    I neuroni che promuovono il sonno

    La nuova scoperta in tema di sonno riguarda i neuroni ‘Morfeo’, una famiglia di neuroni che ne spegnendo altri che invece regolano il risveglio. Lo studio si deve a Seth Blackshaw della Johns Hopkins University School of Medicine ed è stato riportato su Nature. I neuroni scoperti, che si distinguono perché hanno il gene Lhx6 attivo, risiedono in una parte dell’ipotalamo chiamata ‘zona incerta’ e comunicano direttamente con un’altra ben nota famiglia di cellule nervose che promuovono il risveglio, ovvero i neuroni che producono l’ormone oressina (o ipocretina), cui deficit sono implicati nella narcolessia.

    Inibiscono le cellule nervose del risveglio

    In una serie di esperimenti su topolini gli esperti hanno visto che quando l’attività dei neuroni scoperti aumenta, le cellule neurali del risveglio (quelle che producono oressina) si disattivano. In pratica quando i ‘neuroni Lhx6’ sono più attivi, viene promosso negli animali un sonno più lungo, mediante la disattivazione dei neuroni del risveglio.

    La scoperta potrebbe portare a nuove terapie per i disturbi del sonno

    Le conseguenze della privazione di sonno più evidenti nell’uomo sono irritabilità, riduzione della vigilanza e deterioramento delle capacità cognitive, come disturbi dell’attenzione, riduzione della memoria a breve termine e capacità di espressione chiara e coerente. La deprivazione cronica, come nel caso in cui si dorma solo quattro-sei ore per almeno due settimane consecutive, causa modifiche dell’equilibrio endocrino-metabolico, l’aumentata assunzione di cibo dovuta ad un’alterazione del metabolismo glucidico, aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, fino ad un’aumentata predisposizione per il diabete. Per tutti questi motivi è stato recentemente proposto di considerare i disturbi del sonno come il decimo fattore causale delle malattie cardiovascolari, dopo fumo, obesità, dislipidemia, ipertensione, errori dietetici e fattori psicosociali.

    Fonte: ansa.it

     

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