• 02 GIU 18
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    Le armi dell’organismo per combattere il cancro

    Le armi dell’organismo per combattere il cancro

    Nella storia dell’oncologia non è nuova l’idea di utilizzare le difese immunitarie dell’organismo per contrastare la crescita e la diffusione del cancro. Ci avevano pensato già più di cento anni fa i pionieri della medicina moderna, ma la scienza non era ancora pronta né dal punto di vista delle conoscenze né da quello delle tecnologie disponibili.

    Un cambio di paradigma

    Nel 2000 Douglas Hanahan e Robert Weinberg pubblicarono sulla rivista Cell un articolo che per anni fu considerato un punto di riferimento per lo studio del cancro, cristallizzando l’attenzione sulla cellula tumorale, senza prendere in considerazione niente al di fuori della cellula neoplastica. Una visione che gli anglosassoni chiamano “cencer cell centered” e che potrebbe essere tradotta come “cancrocentrica”, a sottolineare l’opinione che l’unica componente ad avere un ruolo nella malattia è la cellula cancerosa. Gli immunologi non hanno mai creduto fino in fondo a questa visione. E in effetti, complici anche le sempre più numerose prove scientifiche, nel 10 anni successivi si assistette a un cambio di paradigma: la comunità scientifica oggi è concorde nel riconoscere l’importanza della “nicchia ecologica” che circonda il tumore e che è fatta anche di cellule del sistema immunitario.

    I traguardi già raggiunti contro il cancro

    L’immunoterapia del cancro è rappresentata concretamente da una serie di farmaci e di approcci anche diversi tra loro che puntano però verso un unico traguardo: sfruttare le potenzialità del sistema immunitario per vincere il tumore. Quotidianamente il sistema immunitario distrugge la maggior parte dei tumori che compaiono spontaneamente nell’organismo, ma a volte le difese hanno bisogno di un aiuto per riconoscere le cellule tumorali o per dare il via a una risposta abbastanza forte per eliminarle.

    Gli anticorpi monoclonali rappresentano senza dubbio uno dei primi e più grandi successi di questa branca dell’oncologia. Sono molecole disegnate su misura per riconoscere una particolarità della cellula tumorale e legarsi a essa. Una volta raggiunto l’obiettivo, l’anticorpo stimola una risposta immunitaria contro il cancro, oppure distrugge direttamente la cellula malata grazie a sostanze che porta con sé. Molti tumori sono oggi trattati con questi farmaci: leucemie, linfomi, tumore del colon, della mammella e molti altri ancora.

    Un altro grande successo dell’immunoterapia sul cancro riguarda i cosiddetti checkpoint, ovvero i “freni” che bloccano le difese dell’organismo contro il cancro, alcuni dei quali sono stati già individuati e sfruttati oggi come bersaglio nel trattamento di tumori diversi, dal polmone, ai tumori di testa-collo, del colon-retto, della vescica, in una lista che si allunga quasi ogni giorno.

    Tante sfide ancora aperte

    I risultati finora ottenuti sono entusiasmanti ma, come ricordano gli esperti, siamo solo all’inizio del percorso. Si dovrà pensare di togliere nuovi “freni” oppure di toglierne due contemporaneamente invece di uno solo, come si sta già facendo in via sperimentale in alcuni tumori con risultati molto promettenti. Infine, c’è il grande capitolo dei vaccini. Si tratta di una delle sfide scientifiche più grandi, soprattutto perché siamo abituati a pensare ai vaccini in termini di prevenzione e non di terapia vera e propria, come invece fanno alcuni vaccini pensati per la terapia del cancro. Nell’immunoterapia, sono molti anche i progressi della ricerca scientifica “made in Italy”. L’Italia, infatti, è sempre in prima linea con l’impegno di tanti brillanti ricercatori.

    Fonte: airc.it

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