• 01 MAR 18
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    Infortuni sulla neve: quali sono e come evitarli

    Infortuni sulla neve: quali sono e come evitarli

    La carriera della supercampionessa di sci Lindsey Vonn, oltre che di grandi traguardi, è costellata di vari infortuni. La sua storia clinica ci ricorda che sono diversi gli infortuni che possono capitare a uno sciatore, dal professionista all’appassionato della settimana bianca. Piccole e grandi articolazioni sono le sedi che più di frequente possono subire un trauma a seguito di una caduta dagli sci.

    Ginocchio: distorsioni e legamenti

    Il ginocchio è certamente il tallone d’Achille degli sciatori. Come ha rilevato la Fis, la Federazione Internazionale Sci, tra gli atleti impegnati in Coppa del Mondo fra il 2006 e il 2016, il 40% degli infortuni ha riguardato proprio questa articolazione. «Il ginocchio è interessato dalle forze di torsione, flessione e rotazione che si esercitano con la sciata. E quando queste forze superano la capacità di resistenza dei legamenti ecco che si verifica una distorsione», ricorda il dottor Volpi, Responsabile di Ortopedia del ginocchio e traumatologia dello sport di Humanitas. È questo l’infortunio più comune tra gli amanti dello slalom e delle discese.

    La conseguenza di un trauma distorsivo dopo una caduta in pista è la rottura dei legamenti. «Una caduta può comportare anche una lesione degli altri tessuti dell’apparato capsulo-legamentoso come i menischi». Meno frequenti, ma comunque invalidanti, le fratture alla caviglia, «un’articolazione che beneficia della protezione degli scarponi ma che comunque non è del tutto esente da rischi», ricorda l’esperto

    Spalla

    Una caduta con un impatto diretto sulla spalla può causare una frattura dell’omero oppure una lussazione: «Questa evenienza provoca la perdita di contatto fra la testa dell’omero e la cavità della scapola in cui si articola l’osso del braccio. Ma oltre alla lussazione – continua il dottor Volpi – si può verificare, ad esempio con una caduta a braccio teso, una lesione a carico del labbro glenoideo prossimale, definita SLAP, o una lesione della cuffia dei rotatori, il complesso dei muscolo tendineo che, rende stabile l’articolazione, permettendo i movimenti del braccio». Un trauma acuto sulla spalla può comportare anche una frattura della clavicola oppure una lussazione acromio claveare.

    Mano, pollice e polso

    Se il tennista ha il “gomito” e il nuotatore la “spalla”, lo sciatore ha il “pollice”. Il pollice dello sciatore è infatti un tipico infortunio di chi pratica questo sport. «A causare la rottura del legamento del pollice è la forza esercitata dal bastoncino con l’impatto traumatico. Questo legamento mantiene stabile l’articolazione metacarpo-falangea. Si tratta di un infortunio piuttosto comune anche in altre attività sportive». Per gli esperti della Fis, le lesioni di mano, pollice e polso rappresentano circa il 10% degli infortuni tra i professionisti dello sci alpino: «Basta cadere con la mano iperestesa, con il polso flesso, per procurarsi una frattura al polso.

    Collo e schiena

    Gli infortuni che possono interessare la colonna vertebrale sono meno frequenti ma più pericolosi, anche potenziali cause di invalidità: soprattutto fratture vertebrali. «La colonna vertebrale è inoltre sollecitata dai movimenti che si fanno in pista durante le discese ed è facile terminare la settimana bianca o il weekend in montagna con la classica lombalgia o dover fare i conti con una contrattura muscolare». Ma allo sci, così come ad altri sport come il pugilato o lo snowboard, può essere associato anche il cosiddetto colpo di frusta: «Perdendo l’equilibrio e cadendo, il collo subisce un movimento brusco, ampio e anomalo, che determina una distorsione del rachide cervicale. Le articolazioni, i muscoli e i legamenti del rachide cervicale subiscono così uno stress eccessivo e improvviso che provoca dolore e spesso impotenza funzionale».

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    La prevenzione degli infortuni

    Proprio per evitare di dover tornare in ufficio con il mal di schiena, ma in generale per ridurre il rischio di infortuni anche più gravi, è bene arrivare in forma sugli impianti delle località sciistiche: «Bisogna essere allenati, avere un buon tono muscolare in particolare della muscolatura addominale e paravertebrale, ovvero i muscoli che danno l’equilibrio e permettono all’atleta di controllare i movimenti, di dosare la forza. Naturalmente – continua il dottor Volpi – non bisogna trascurare la muscolatura degli arti inferiori, né il loro benessere articolare. Prima di partire per le vette innevate è bene fare un po’ di attività fisica aerobica presciistica, in palestra, in piscina o con la bicicletta, anche per rendere le articolazioni più flessibili e per allenare l’apparato cardiorespiratorio».

    Sulle piste

    Prima di entrare in pista è indicato fare un po’ di riscaldamento e di stretching mentre con gli sci ai piedi, sempre per prevenire incidenti, è fondamentale rispettare le norme di sicurezza e le raccomandazioni per la protezione: «Tutti devono indossare il casco, non solo i bambini, e anche le altre protezioni, ad esempio quelle per il tronco. Non bisogna eccedere con la velocità, soprattutto se si è meno esperti, non osare con i fuoripista, rispettare la presenza degli altri sciatori, fermarsi e riposarsi quando si comincia ad accusare un po’ di stanchezza. Chi è meno vigile o con meno energie, infatti, è esposto a un maggior rischio di incidenti. E infine – conclude il dottor Volpi – è bene controllare le condizioni delle piste più volte nell’arco della giornata poiché, con il passare delle ore, potrebbe diventare più impegnativo sciare su neve meno sicura».

    Fonte: corriere.it

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