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    Cibo e immersione senza congestione

    Cibo e immersione senza congestione

    Tempo di mare, di sole e del ritornello “non fare il bagno dopo mangiato, ti viene la congestione!“. Quella canonica attesa di due ore sotto i raggi infuocati ad aspettare che la digestione faccia il suo corso perseguita i bambini ed accompagna gli adulti.

    Evitare il bagno dopo aver mangiato: un mito da sfatare
    Molti medici sono ormai concordi nel dire che “il bagno dopo mangiato si può fare“.
    Questo pensiero sembra cozzare con l’usanza comune a molti genitori del mondo che obbligano i propri figli ad attendere che la digestione sia terminata prima di consentire loro di entrare in acqua.

    Questione di latitudine e longitudine
    L’aspetto curioso è che l’attesa necessaria da rispettare prima di un bel bagno varia in base alla cultura ed al popolo. Nonostante la digestione sia uguale a tutte le latitudini, si varia dalle 2 ore degli italiani, ai 30 minuti degli anglosassoni, alle 3 ore dei cubani.
    Analizzando la letteratura internazionale non vi è alcuna linea guida ufficiale che imponga un tempo definito tra il pasto e un bel bagno.

    “Non bisogna naturalmente abbuffarsi, quindi il primo suggerimento che posso dare è di evitare pranzi eccessivi. Gli adulti, inoltre, non devono assumere sostanze alcoliche. La cosa più importante è che l’immersione in acqua sia graduale. Bisogna evitare i tuffi da accaldati, non tanto per il rischio di congestione ma più per quello di sincope”.

    Un po’ di chiarimenti
    E’ opinione popolare diffusa che durante la digestione l’afflusso sanguigno venga dirottato verso l’intestino a discapito del muscolo impegnato nel nuoto, con conseguente affaticamento e crampi. Di fatto, il nostro apparato cardiovascolare è perfettamente in grado di fare fronte alle due necessità contemporaneamente.
    La seconda motivazione addotta è quella legata alla cosiddetta congestione, ovvero al blocco intestinale legato al cambiamento repentino di temperatura entrando in acqua. Ma anche in questo caso non è la distanza dal pasto ad essere critica, semmai il tipo di pasto, la temperatura dell’acqua rispetto a quella esterna e la rapidità d’immersione.

    Sintomi della congestione
    congestioneSi comincia ad avvertire nausea, vomito, mal di stomaco, crampi, sensazione di svenimento perché la pressione sanguigna si abbassa repentinamente, sudorazione fredda e intensa, pallore, debolezza e vertigini, fino ad arrivare anche a perdita di coscienza. Quando ciò accade,  proprio a causa della perdita di coscienza è anche possibile annegare.

     

    Gli stessi sintomi si possono presentare anche se, durante la fase della digestione, si beve acqua fredda o una bibita ghiacciata, cosa che va assolutamente evitata, perché le conseguenze potrebbero essere anche catastrofiche.

    Cosa fare in caso di congestione

    La persona colpita da congestione deve essere subito messa in posizione comoda, all’ombra in un luogo ventilato, fatta sdraiare con le gambe sollevate di una ventina di centimetri, per facilitare il reflusso del sangue.
    Se avverte freddo, va coperta con degli indumenti o con qualcosa che possa farla sentire più a suo agio, facendo sì di mantenere caldo in particolar modo lo stomaco così da stimolare la distensione della muscolatura addominale.
    In attesa dell’arrivo dei soccorsi, che si avrà avuto cura di chiamare prontamente, è possibile tamponare la fronte e i polsi con acqua a temperatura ambiente.

    Se invece si è soli, appena si avvertono i primi sintomi che sono di fatto inequivocabili e si è in acqua, uscire immediatamente, sdraiarsi all’ombra con le gambe sollevate di una ventina di centimetri e coprire lo stomaco in modo da riportarlo il più rapidamente possibile alla corretta temperatura.

    Ovviamente si dovrà anche richiamare l’attenzione di qualcuno per chiedere aiuto, sempre che ciò sia possibile.

    Consigli per la prevenzione
    La probabilità che un malore sia causa di affogamento è molto ridotta. Secondo un’ indagine dell’Istituto superiore di sanità, infatti, la maggior parte dei decessi per annegamento ha luogo per imperizia, condizioni balneari sfavorevoli, consumo di alcolici e mancato controllo dei bambini da parte di genitori.
    Il malessere associato ad annegamento riguarda quasi unicamente gli adulti over-50.
    cibo da spiaggiaIn sintesi, pertanto, per godersi i benefici del mare e dell’acqua salata e per evitare le congestioni e riducendo al minimo il rischio di incidenti o malesseri è opportuno monitorare le correnti e la profondità dell’acqua, bagnarsi gradualmente dopo aver mangiato prediligendo pasti leggeri prevalentemente a base di carboidrati, frutta o verdura.
    La cosa migliore resta sempre e comunque la prevenzione, o meglio in questo caso, la prudenza ed il buonsenso.

     

     

    Fonte principale: tantasalute.it

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