• 09 APR 18
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    Fibromialgia, come affrontare il cambio di stagione

    Fibromialgia, come affrontare il cambio di stagione

    Con il cambio di stagione, chi soffre di dolore cronico soffre ancora di più. In particolare le persone con la fibromialgia: secondo gli ultimi dati, in Italia sarebbero colpite da questa sindrome ben più dei due milioni di persone noti fino a poco tempo fa, e comunque in nove casi su dieci donne tra i 25 e i 55 anni.

    Cos’è la fibromialgia

    «Nella fibromialgia si ha un’alterazione del meccanismo di percezione, trasmissione ed elaborazione del dolore. In pratica il sistema nervoso amplifica le sensazioni dolorose, influenzando il modo in cui il cervello elabora i segnali di dolore» spiega Paolo Valli, fisioterapista e coach del dolore. La fibromialgia non si cura solo con i farmaci: occorre impostare uno stile di vita orientato al benessere, al rilassamento muscolare, alle terapie complementari. Nei periodi in cui il clima cambia, però, niente sembra funzionare.

    Esiste una correlazione tra clima e dolore?

    «Diversi articoli scientifici, negli anni, hanno cercato di individuare se e quale sia il reale nesso tra le variabili climatiche e il dolore. In particolare, due studi recenti hanno sottolineato che, anche se è possibile individuare un legame tra cambiamento del clima e dolore. Non esiste una regola secondo la quale più caldo o più freddo coincidano con l’aggravarsi o l’alleviarsi dei sintomi» commenta Paolo Valli.

    I risultati degli studi

    Il primo studio è durato sette anni e cerca di valutare il legame tra dolore e meteo attraverso l’analisi dei messaggi inviati su Twitter da pazienti con fibromialgia. Un’analisi computerizzata ha incrociato i dati riguardanti il testo di questi messaggi con le condizioni meteorologiche e climatiche: temperatura, livelli di umidità e localizzazione geografica. «Questo studio conferma risultati già noti di altre indagini e stabilisce che non esiste una singola condizione meteorologica che sia causa di aggravamento dei sintomi. Ogni paziente ha una percezione di peggioramento o miglioramento che è del tutto soggettiva. Solo una parziale correlazione si è riscontrata riguardo ai livelli di umidità: nei giorni particolarmente umidi, i testi dei messaggi registravano una maggior uniformità (anche se non statisticamente così significativa) circa una condizione psico-fisica peggiore.

    Il secondo studio individua una certa correlazione tra sintomi e clima, ma non riesce, in ogni caso, a trovare un andamento univoco in questa variabilità: peggioramento o miglioramento possono avvenire per condizioni climatiche diverse tra un paziente e l’altro.

    Ogni persona avverte il cambiamento a modo suo

    In conclusione si può affermare che, sì, le condizioni atmosferiche e le stagioni possono influire sui sintomi, ma lo fanno in maniera davvero molto differente o addirittura opposta tra i diversi pazienti. Molto spesso, sono i momenti di ‘variazione’ delle condizioni meteorologiche o del clima che determinano il modificarsi del sintomo. Un altro elemento è il peggioramento legato alle condizioni meteorologiche “eccessive”, ossia il troppo caldo o il troppo freddo, così come i periodi di forte umidità.

    Cosa fare se si ha dolore?

    «Quello che si può suggerire – ricorda il terapista – è di riconoscere le proprie sensazioni e assecondarle. Questo fa sì che in condizioni avverse (siano il caldo o il freddo, l’umidità o altro) ogni persona metta in atto una strategia tutta sua per comportarsi di conseguenza»

    L’importanza dell’attività fisica

    È di fondamentale importanza non abbondonare l’attività fisica sulla base del clima: «Per esempio, bisogna essere pronti a cambiare gli orari (ore calde nei mesi freddi e ore di fresco nei mesi caldi), come a scegliere ambienti più protetti nei periodi di clima avverso (locali riscaldati se c’è troppo freddo o ben climatizzati o arieggiati se fa troppo caldo). La primavera è per molti una ‘buona’ stagione perché difficilmente mostra picchi di temperatura troppo alti o troppo bassi e anche il livello di umidità è tendenzialmente buono” specifica ancora Valli.

    Come dormire meglio

    Un ultimo consiglio riguarda sonno e temperatura: “Sono molte le abitudini che possiamo correggere per riposare meglio. Fra queste, il fatto di mantenere una temperatura confortevole nella stanza. Una stanza troppo calda o troppo fredda influisce negativamente sulla qualità del sonno che, nel paziente fibromialgico, è già fortemente compromessa”.

    Fonte: donnamoderna.it

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