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    Che ora è nel nostro corpo?

    Che ora è nel nostro corpo?

    L’ ora è del nostro corpo corrisponde a quella dell’orologio o è diversa. Sarebbe interessante saperlo perché quando il ritmo interno è troppo sfalsato rispetto all’ ora reale cresce il rischio di alcune malattie. Inoltre, per un maggior benessere le nostre abitudini andrebbero impostate tenendo conto del ritmo circadiano, cioè di come le funzioni di organi e tessuti oscillano durante la giornata.

    I geni coinvolti per stabilire che ora è

    Per il momento è difficile sapere se e quanto siamo fuori sincrono, ma in futuro leggere l’orologio biologico di ciascuno di noi potrebbe diventare più alla portata di tutti grazie a un test, TimeSignature, che analizza in relazione al ritmo circadiano 40 geni, utilizzabili come «marcatori segnatempo». Bastano due prelievi di sangue in momenti diversi della giornata per studiare come varia l’espressione di questi geni e risalire, con un margine di incertezza di un’ora e mezza, all’ ora che segna l’organismo e quindi al suo cronotipo, che indica come varia l’attività di tessuti e organi nella giornata.

    La scoperta è stata possibile grazie a un algoritmo messo a disposizione di tutti i ricercatori, che lo potranno usare per studiare meglio l’orologio biologico nell’uomo. Il test, invece, è stato brevettato e potrà essere utile per individuare chi è a rischio di patologie connesse allo sfasamento dei ritmi interni e per una medicina più personalizzata, in cui i farmaci vengano somministrati al momento davvero giusto per una cronoterapia più efficace e con meno effetti collaterali. Non si tratta peraltro dell’unico test messo a punto a questo scopo. BodyTime è un altro esame che, a partire da una goccia di sangue, rivela l’ora giusta nel corpo con l’analisi di dodici geni.

    I dubbi sui risultati dei test

    Esiste il pericolo di creare aspettative esagerate e premature. Si conosce ancora troppo poco dei ritmi circadiani perché i dati raccolti con questi test possano essere davvero utili in clinica. Al momento è difficile, se non impossibile, interpretare il cronotipo di un singolo per indicare se ha una probabilità più o meno elevata di certe malattie o se le terapie che segue debbano essere spostate d’orario. Un test per capire il ritmo circadiano di ciascuno di noi potrebbe però diventare utile in un prossimo futuro.

    Un questionario per sapere di più sul nostro cronotipo

    Non serve insomma precipitarsi a fare il test per conoscere il ritmo circadiano preciso del nostro organismo, perché poi non sapremmo farcene granché. Questo non significa che il cronotipo conti poco, tutt’altro, né che non sia utile sapere con una buona approssimazione se si è «gufi» o «allodole», se preferiamo cioè andare a dormire tardi svegliandoci quando il sole è già alto o al contrario amiamo vivere di più le prime ore della giornata per poi iniziare a pensare al letto all’arrivo del crepuscolo. Per questo però non servono test genetici, basta un semplice questionario. L’Automated Morningness-Eveningness Questionnaire è sufficiente a inquadrare che tipi siamo per organizzare di conseguenza le nostre giornate e vivere più in sincrono con le esigenze del nostro organismo, ritrovandoci quindi più riposati ed efficienti: a volte basta spostare l’orario della cena o dell’esercizio fisico per sentirsi meglio.

    Il ciclo luce/buio

    Non risica riescono ancora a gestire le implicazioni fini di cronotipi diversi, ma conoscere il proprio ritmo circadiano in modo almeno generico e cercare di vivere «andando a tempo» con lui aiuta. Ed è anche bene non staccarsi troppo dal ciclo luce/buio, il maggior sincronizzatore dell’organismo. Alcune piccole regole di benessere valgono per tutti, anche senza che sia necessario individuare il cronotipo di ciascuno.

    Per esempio, sappiamo che è meglio andare a letto entro mezzanotte ed esporsi il più possibile alla luce naturale, perché questo ci resetta fisiologicamente sugli orari giusti. A meno di avere l’esigenza di essere mantenuti attivi più a lungo, come può capitare per esempio negli anziani o nei pazienti con demenza di Alzheimer, è altrettanto utile non esporsi alla luce blu degli schermi di televisione e computer alla sera, perché questa luce blocca molto la produzione di melatonina rendendo più difficile addormentarsi. Infine, un’altra raccomandazione valida per tutti riguarda gli orari dei pasti, che pur essendo un “sincronizzatore secondario” rispetto alla luce hanno non poca rilevanza per la salute: si sa infatti che dovremmo garantire all’organismo almeno dodici ore di digiuno a cavallo della notte, perché così il metabolismo funziona molto meglio.

    Fonte: corriere.it

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