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    Blue Monday, il giorno più triste dell’anno

    Blue Monday, il giorno più triste dell’anno

    Ansia, depressione, irritabilità, stanchezza: gennaio è il periodo dell’anno in cui la fatica si comincia a percepire di più e il terzo lunedì del mese si è conquistato la fama del picco di negatività a tal punto da venire definito Blue Monday. Il fatto che sia il “giorno più deprimente dell’anno”, in realtà, è tutto da dimostrare.

    In questa stagione la tristezza potrebbe farsi sentirsi di più

    Il mondo scientifico ricorda che non esiste un giorno specifico che possa rappresentare il picco di negatività. Anche se è noto che, per una combinazione di fattori, il periodo post natalizio, tra postumi delle feste, giornate brevi e basse temperature, non contrubuisce certo al benessere psichico. Da questo punto di vista, la fine del primo mese del calendario viene visto, soprattutto nel mondo anglosassone, come la tempesta perfetta che dopo il Natale ci fa sentire particolarmente stanchi e sfiduciati.

    L’origine del Blue Monday

    Non c’è nulla di scientifico dietro questa tradizione, che risale al 2005. In origine il Blue Monday, che ricade il terzo lunedì del mese, non era altro che una trovata pubblicitaria di Sky Travel, un canale televisivo britannico del gruppo Sky Uk dedicato ai viaggi, che 13 anni fa si inventò l’equazione alla base dell’assegnazione della data fatidica.

    Come è stato stabilito il giorno

    L’idea della giornata viene attribuita a Cliff Arnall, psicologo presso l’Università di Cardiff che all’epoca disse di avere escogitato una strategia per aiutare le compagnie di viaggio ad analizzare le tendenze dei loro clienti, osservando come questi ultimi siano più propensi a prenotare un viaggio quando si trovano in uno stato di profondo malumore. Il tutto poteva essere calcolato considerando alcuni fattori come le condizioni meteorologiche, la capacità di fronteggiare i debiti accumulati, il tempo trascorso dal Natale, il fallimento dei propositi che si erano prefissati con l’inizio del nuovo anno, i bassi livelli di motivazione e la sensazione di una necessità di agire. Secondo questa teoria, in questa giornata, appunto Blue Monday, dovremmo essere più tristi.

    Nessun riscontro scientifico

    La formula del Blue Monday è stata infatti già smentita da psicologi ed esperti. “Il Blue Monday è solo un fake mediatico, che non ha alcun tipo di riscontro dal punto di vista della biologia e del vissuto comportamentale di nessuna fascia della popolazione”, spiega Massimo Di Giannantonio, psichiatra e professore dell’università Gabriele d’Annunzio di Chieti, che si aggiunge alla lunga lista degli scettici del ‘lunedì triste’.

    L’effetto dopo Natale

    Per Di Giannantonio questo non è solo il periodo in cui si mettono via gli addobbi natalizi. “Le giornate si allungano, più ore di luce segnano un risveglio del sistema endocrino e gli animali e le piante si preparano alla rinascita e al risveglio dal letargo. Non è un caso – spiega l’esperto – che in questo periodi ci si curi di più: molti si mettono a dieta, altri vanno in palestra, altri ancora cambiano colore o taglio di capelli. La luce ha un potente effetto sull’umore e rimette in modo le energie, anche sessuali”, sottolinea lo psichiatra. Al confine tra realtà e marketing, è innegabile però che i lunedì rendano la vita più difficile alle persone. Ma come fare per battere il Blue Monday e tutti gli altri difficili lunedì dell’anno? Il problema si manifesta soprattutto quando a precederli c’è una vacanza.

    L’effetto dopo le vacanze

    Dopo le ferie o semplicemente alla fine del week-end non è sempre facile tornare in ufficio. Il lavoro arretrato si ripresenta e per qualcuno può arrivare l’ansia. È bene riprendere il ritmo lavorativo lentamente, senza stress, continuando anche dopo le vacanze a conservare qualche spazio libero. Se per molti la formula attribuita ad Arnall sarebbe pseudo-scienza, la teoria generale del Blue Monday avrebbe comunque delle conferme a livello statistico. la paura del rientro al lavoro dopo le festività aumenta in base alla giovane età e in corrispondenza di ruoli di minor importanza e maggior fatica.

    Fonte: repubblica.it

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