• 21 FEB 18
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    Autismo, diagnosi precoce con gli esami del sangue

    Autismo, diagnosi precoce con gli esami del sangue

    In futuro potrebbe diventare possibile diagnosticare precocemente l’autismo, con un semplice esame del sangue e delle urine. A fare i primi passi in questa direzione è stato il team di ricercatori dell’Università di Warwick che, in collaborazione con l’Università di Bologna, ha raccontato sulle pagine di Molecular Autism di aver sviluppato un nuovo test del sangue e delle urine in grado di rilevare in maniera rapida l’autismo nei bambini

    Lo studio sugli esami del sangue

    Gli scienziati per farlo hanno confrontato quelli con e senza il disturbo dello spettro autistico, trovando livelli più elevati di danni proteici in quelli affetti da autismo. Questo nuovo test biologico potrebbe aiutare a diagnosticare precocemente questa condizione. Finora, infatti, rilevare l’autismo è molto difficile, soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo (solitamente non viene diagnosticato prima dei due anni), e la diagnosi viene svolta con valutazioni comportamentali da parte dei medici.

    Una condizione che potrebbe essere scritta nel sangue

    Per sviluppare questo nuovo esame, i ricercatori hanno cercato differenze chimiche nel sangue e nelle urine di 38 bambini autistici e 31 bambini senza la condizione, tutti di età compresa tra i 5 e i 12 anni.
    Dalle analisi è emerso che nei bambini con autismo i livelli di danni alle proteine erano più elevati nel plasma sanguigno. Per la precisione, i livelli elevati riguardavano un marker di stress ossidativo (dityrosine) e alcuni composti modificati dello zucchero, chiamati prodotti di glicazione avanzata (Age).

    Fare la diagnosi di autismo molto prima dell’infanzia

    “Il test potrebbe essere utilizzato dai medici per diagnosticare l’autismo molto prima nell’infanzia, rilevando questi marcatori”, spiega alla Bbc l’autrice dello studio Naila Rabbani. Il prossimo passo sarà quello di replicare le scoperte dello studio in altri gruppi di bambini. “Tutto ciò che dobbiamo fare ora è ripetere lo studio. Il prossimo passo, infatti, sarà la riprova in un campione molto più ampio”, precisa l’autrice.

    Ma la strada è ancora lunga

    Ovviamente le perplessità non tardano ad arrivare, soprattutto per quanto riguarda la validità del nuovo esame. “Questo studio potrebbe fornirci indizi sul perché le persone autistiche sono diverse ma non fornisce un nuovo metodo per la diagnosi”, spiega James Cusack, direttore scientifico dell’ente britannico di ricerca sull’autismo, Autistica. “Non sappiamo se questa tecnica potrà rilevare la differenza tra autismo, Adhd, ansia o altre condizioni simili. Lo studio ha anche riguardato solo un piccolo gruppo di persone. Il modo migliore per diagnosticare l’autismo è ancora attraverso l’intervista clinica e l’osservazione”.

    Fonte: wired.it

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